domenica 27 febbraio 2011

CIAO!

con questo post chiudo, per ora, il blog. che verrà prontamente riesumato al mio prossimo viaggio. 87 i post, come i giorni trascorsi in terra africana. grazie a tutti, con più di 3. 200 visualizzazioni mi avete fatto capire il vostro apprezzamento.
ciao!

venerdì 25 febbraio 2011

GANVIè

una delle ultimissimissime cose che ho fatto in benin, proprio il giorno della partenza, è stata andare a fare un giro in piroga verso il villaggio di ganviè. chiamata, neanche dirlo, la venezia d'africa. e allora partiamo, io un po' timorosa di cadere in un'acqua che definire marrone è decisamente eufemistico.
la nostra guida è giovanissima, ha diciotto anni e, finito il collegio, vuole studiare diritto. quando ha saputo che la strada era già stata intrapresa da me, mi ha detto: "allora, quando ti vedrò la prossima volta, mi metterò sull'attenti". e intanto vicino a noi passano i pescatori, con vele coloratissime, ottenute da un collage di stoffe diverse. chissà qui fanno tutto in barca, anche il mercato. barchette con pomodori, spezie, pane. e i bambini che, quando ci vedono, si tuffano in acqua e muovono le gambe, la testa sotto, per farci divertire. poi passiamo per il 'rio des enamorados', come ci spiega il nostro cicerone, tra un italiano spagnoleggiante e un accento beninense. e scorrono le palafitte, alcune ancora con il tetto di paglia, altre già con quello in lamiera. e dopo vediamo una scuola, dei ristoranti, una moschea ed un ospedale. posso solo dire, per fortuna avevamo il parasole, altrimenti mi sarei bruciata!

mercoledì 23 febbraio 2011

COTONOU

gli ultimi due giorni li ho passati a cotonou, che non è la capitale politica, ma di fatto. a parte essere la città più popolata, con 1, 2 milioni di persone, è anche la città più importante, e l'unica ad avere industrie di una certa importanza. la caratteristica più notevole sono sicuramente gli zem. la gente lì chiama così i moto- taxi, che a velocità assurda e prezzo ragionevole ti portano da una parte all'altra della città. come vermi si insinuano nelle fessure tra le macchine, tra uno slalom ed una manovra al limite della follia. ovviamente gli incidenti sono numerosi.
ma cotonou è anche la città del marchè dantokpa, enorme. tanto grande, che bachirou s'è rifiutato di portarci. non si trova posto, e poi rubano, ti fregano, ci si perde... troppa confusione! allora andiamo al centro di promozione dell'artigianato, dove un suo amico ci accoglie dentro il suo negozietto. e lì compriamo statue, maschere, catenine, presepi, giochi africani. il tutto naturalmente dura ore ed ore, seguito da lunghe discussioni col sorriso sul prezzo. e un po' dispiace che la valigia, prima o poi, sarà piena, perchè le cose sono belle e sanno d'africa.
e cotonou è anche la città al di sotto del livello del mare, solo alcune zone lo sovrastano di 4- 5 metri. e allora ogni pioggia lascia il segno, figurarsi quando è stagione... e l'umidità è insostenibile, solamente qualche folata di venticello occasionale porta un pochino di sollievo.
e l'aeroporto internazionale con due gates, di cui ne funziona solo uno...

martedì 22 febbraio 2011

SCHIAVI

come promesso, eccomi a scrivervi dall'italia.
come non parlare ancora di ouidah, città tristemente nota per il suo passato di traffico di schiavi? come ci ha illustrato la guida del museo storico, qui ben quattro nazioni costruirono i loro forti nell'età del massimo sfruttamento: regno unito, portogallo, francia, danimarca.
oggi si può visitare solamente il forte portoghese, ma vi assicuro che basta!
vi chiederete con cosa venivano scambiati gli schiavi? semplice, conchiglie e oggetti di ferro. per ogni bottiglia di alcool rotonda si ottenevano tre schiavi, per quelle rotonde invece quattro. dopo venivano stivati nelle navi e trasportati via oceano dall'altra parte del mondo, soprattutto in brasile e nei caraibi, in testa haiti. alcuni morivano prima di arrivare, immaginatevi le condizioni di igiene e le malattie... le donne venivano stuprate e maltrattate dagli uomini bianchi, un'immagine cruenta descrive bene la scena: le donne dovevano sdraiarsi a pancia in su, nude e con le gambe aperte, gli uomini a pancia in giù per non vedere il triste destino delle consorti.
chi arrivava, doveva lavorare le canne da zucchero, vendere oggetti davanti alle chiese ed ottemperare ad altri umilianti lavori ancora. ciò spiega perchè, molte persone, alla deportazione preferirono il suicidio, trovando la morte ancor prima di toccare terra americana.
intorno al forte veniva costruita una diga, dentro vi nuotavano gli alligatori. quando uno schiavo cercava di scappare una volta, gli veniva tagliata un'orecchia, la seconda volta gli si amputava un braccio, la terza la gamba. e, comunque, evadere era piuttosto complicato: infatti, la palla al piede degli schiavi mostrava la via di fuga a chi di dovere.
il re aveva molte donne, da un minimo di quarantuno ad un massimo di quattromila, e disponeva dell'esercito delle amazzoni, donne guerriere. coloro che desideravano combattere per il re, avevano il dovere di recargli in dono una testa mozzato di un avversario uomo. per quanto riguarda gli uomini, le regole erano chiare e nette: i nemici andavano uccisi con un colpo solo, pena la decapitazione.
... che dire?

domenica 20 febbraio 2011

A PRESTO!

carissimi,
stasera parto per l'italia. vi ringrazio di cuore per avermi sempre seguito. il blog continuerà per un po' in italia, vi voglio mostrare ancora foto e parlarvi degli ultimi giorni.
intanto, hasta luego! e nassiarà (grazie in baribà) a tutti!

GIOIELLI

al ritorno dal togo, siamo passati per grand popo (so che il nome suona strano), per poi arrivare ad ouidah. grand popo è una cittadina con una magnifica spiaggia di palme, che dà sull'oceano. la sabbia, più rossa di quella cui sono abituata, ricorda un po' il deserto, e ciò che ci ha fatto sentire ancora più lì è stato l'arrivo di un tuareg, che è arrivato fino in benin dal niger per vendere i suoi gioielli. ci ha raccontato che sei mesi all'anno li dedica alla loro fabbricazione, poi va in giro nel sahel a venderli.
alcuni erano davvero bellissimi, aveva catenine d'argento, ambra ed onice. poi ce n'erano alcune con la croce tuareg, "la nostra carta d'identità", come ci ha spiegato lui orgoglioso. i braccialetti erano grandissimi, neri e grossi, poi ce n'era uno composto da sette fili, uno per ogni giorno della settimana. gli anellini invece erano più modesti e sobri.
mostrava anche delle lavorazioni in pietra di talco, cui aveva dato la forma della tartaruga, di un piccolo presepe, d'elefante.
ci siamo seduti con lui ed abbiamo iniziato a contrattare, cosa fastidiosissima e stancante, ma purtroppo necessaria. ci hanno anche offerto il caffè dei tuareg (credo che fosse fortissimo the verde, ad ogni conto una tazzina è bastata per tutti e quattro).
e, dopo una lunga chiacchierata, tutti contenti ci siamo salutati.
ciao ali!

sabato 19 febbraio 2011

a ouidah, nel sud del paese, si respira davvero un'atmosfera diversa.
vi spiegherò perchè... ma oggi, come vedete, sono andata nel tempio dei pitoni. in effetti, è un luogo estremamente turistico, nel senso che il tizio ci ha mostrato solo un albero di iroko di seicento anni e poi ci ha subito portato dai pitoni.
erano tantissimi! alcuni erano grandi, la guida ci ha detto cha ha vent'anni. altri erano piccolini, "da polso". ma se ne stavano lì tranquilli, come pezzi di legno. al tatto non sono viscidi, anzi secchi, e sono estremamente innocui. non mordono, ma hanno molta forza e possono rompere arti. il signore era contentissimo che io li prendessi sul collo e dappertutto, e voleva che anche paola le toccasse, ma a lei facevano troppo schifo.
a me è piaciuto troppo!

TOGO

anche se i due stati sono limfi, vi è un'ora di fuso orario. e, detto tra di noi, è una fortuna. mi spiego: tutto ciò che avremmo guadagnato col fuso, lo abbiamo perso alla dogana. prima, infatti, abbiamo dovuto complilare una scheda dove ci chiedevano di tutto, età, professione, residenza... poi ci hanno mandato in un'altra stanza nella quale un impiegato, cui di certo non verrà l'ulcera, ha scelto una pagina nuova del passaporto, ci ha messo un timbro, poi un altro, la marca da bollo che ha attaccato con estrema cura, infine un ultimo timbro. finito! ma no, assolutamente. dobbiamo pagare per la macchina, e dopo ci fermano ancora. basta!!!
finalmente, siamo in togo, ma la differenza non si vede di  certo nella vegetazione o nel paesaggio, che è identico a quello del benin del sud. però noto che la gente non ci saluta, non tutti urlano ''jovo'' al nostro passaggio, i bambini non ci salutano da lontano.
come al solito, ci troviamo su una strada che non sfigurerebbe in uno scenario di guerra.
ma infine arriviamo a destinazione, sotto una cappa di umidità incredibile, e davanti a noi mi sembra di vedere un castello. la chiesa dei padri comboniani è bellissima, con le finestre colorate, e dietro c'è l'antenna della radio della parrocchia. il posto è davvero bellissimo, ci sono galline e tacchine, gli alberi d'ananas e la vedova piangente.
scopriamo il togo!

mercoledì 16 febbraio 2011

LIBERTà

Oggi siamo tornati in prigione per vedere uscire otto persone cui abbiamo pagato la cauzione.
al nostro arrivo, loro erano già avvisati che sarebbero tornati in libertà, ed appena convocati si sono presentati. abbiamo chiesto la loro età, il più giovane aveva 23 anni, il più 'anziano' 37. alcuni erano in prigione dal 2007, altri appena da quattro mesi (ma vi assicuro che bastano ed avanzano).
abbiamo fatto una foto tutti insieme, e io ho chiesto "ma come, state uscendo, non siete contenti"? e allora hanno sorriso. finalmente! ci hanno ringraziato mille volte, stretto la mano e promesso che non avrebbero più commesso lo stesso errore. speriamo... anche perchè abbiamo loro spiegato che, in caso di recidiva, la prossima volta restano. loro hanno guirato e spergiurato che sono cambiati e che pregheranno per noi.
uno di loro s'è messo addirittura a piangere, dopo mi hanno detto che ha il diploma di parrucchiere.
i reati che avrebbero commesso non sono gravissimi, si va dal furto alla detenzione di stupefacenti.
ma ciò che è grave è che in quel carcere non c'è un programma di rieducazione, non hanno la possibilità di capire lo sbaglio e di prendere coscienza di ciò che hanno fatto.
ma se anche solo uno di loro cambia, sono contenta che tutti ed otto siano usciti.

martedì 15 febbraio 2011

COME CI DIVERTIAMO...

certo che ci conosciamo da poco, è vero, ma bassirou, fabrizio ed io formiamo una squadra formidabile. nelle occasioni serie, quelle importanti, sembriamo serissimi ed affidabili, tra di noi diventiamo dei bambini. come oggi a mezzogiorno, quando ci siamo seduti sotto un mango per pranzare. e bassirou ha portato dei fiori di nerè. io ho tolto il petalo, e ciò che rimane è una vera e propria arma, una specie di pomo durissimo. e ci siamo messi a fare la lotta (segno visibile, un livido sulla testa). e dopo io, stanchissima, mi sdraio sulla coperta, e sento degli animaletti... tanti, tantissimi. cerco di scacciarli con la mano, e mi accorgo che sono i miei due amici che con un ramo secco mi infastidiscono. dai ragazzi, sono stanca, lasciatemi in pace! e loro se la ridono alla grande, battendosi delle pacche sulle spalle come vecchi compagni di scuola.
al momento di partire, fabrizio sale sul lato guidatore, e io grido: "no no, se guida lui, io resto qui". e scendo dalla macchina. allora bassirou mi rincorre e mi dice "pardon, resta!" e fabrizio gli urla "macchè pardon, ci siamo liberati di lei, monta"! e bassirou si mette le mani nei capelli, mi placca e mi rimette in macchina.
certo niente supera quando ieri, al parco, fabrizio mi ha letteralmente lavata con una bottiglia d'acqua (ma la mia vendetta sarà atroce), e io sono rimasta fradicia per ore ed ore. e poi la sera, sempre al parco, ero così stanca che mi veniva da ridere per tutti, e ho detto a bassirou "quando sono stanca, parlo tanto", e lui mi ha risposto "allora stanotte vdei di dormire tanto, eh". e quando, finalmente, ho detto "vado a letto", ui è scoppiato a ridere e ha risposto "grazie a dio, vieni, ti accompagno in stanza", e ha preso la mia chiave.
LOL!

CLAUSURA

Stamattina presto, alle sette, siamo partiti per celebrare la Messa nel convento di clausura a Natitingou. ci ha accompagnati il vescovo, e ci ha accolto una suora vestita di azzurro, molto cordiale. poi siamo entrati nella cappella, dove tutte ed otto erano già riunite. sei di loro sono francesi, le due novizie invece sono beninesi. io sono entrata guardandomi intorno, mi sono seduta in un angolino e ho cercato di respirare il meno possibile, che sparire era impossibile. non si sentiva volare una mosca. erano tutte assorte nella preghiera, alcune avevano gli occhi chiusi.
poi abbiamo iniziato, e la maggior parte della funzione s'è svolta in latino (ma nel libro c'era la traduzione in francese). le suore hanno formato due gruppi, e sempre in latino hanno eseguito dei canti polifonici bellissimi.
a me, ovviamente, è caduto il libro della preghiera nel silenzio più assoluto (tanto per non farmi riconoscere), e per un attimo ho temuto il peggio.
appena la messa è finita, le suore ci hanno aspettato fuori, e abbiamo chiacchierato un po'. sono davvero gentili.
l'ambiente che ho trovato lo definirei sereno e pieno di pace, non si sentono rumori, le suore parlano piano, sorridono con discrezione ma senza mettere in imbarazzo.
che pace!

lunedì 14 febbraio 2011

ELEFANTI!

pistaaaaaaaaaaaaaaaa!!! eccoci che torniamo al park pendjari, dove già ero stata a gennaio. avevo visto i leoni, le antilopi, le gazzelle, le scimmie, migliaia di uccelli. mi mancavano solo gli elefanti. stavolta li vedi, mi ha assicurato bachirou. e arriviamo, ieri pomeriggio. come al solito, ci sono centinaia di antilopi che saltano a destra e a sinistra. e le antilopi cavallo, che hanno delle corna stupende (una delle poche volte in cui le corna sono belle). dopo abbiamo visto un branco di scimmie, una era seduta comodamente sul ciglio della strada e stava mangiando. poi ne è arrivata una col cucciolo sulla schiena, meravigliosa! e poi ancora faraone, dopo degli uccelletti blu con la coda lunghissima, avvoltoi, pellicani e gazzelle. ma niente elefanti. i miei compagni di viaggio cercavano il re della foresta, io i giganti. insomma, la sintesi è che fino a cena non abbiamo visto granchè: l'ultimo animale che si è fatto vedere è stato un bufalo. e allora andiamo a dormire, con appuntamento alle sette di stamattina per vedere gli animali che escono per andare a bere. partiamo, e subito notiamo qualche facocero. dopo ci fermiamo al lago, e lì un ippopotamo ci guardava facendo vedere solo gli occhi. poi, improvvisamente, tanti coccodrilli. nooooooooo, li voglio vedere. e bachirou mi accompagna menter vado verso la riva. alcuni erano piccoli, altri medi. e cinque sono entrati in acqua dolcemente, come tronchi trasportati dalla corrente. poi un ippopotamo ha sollevato tutta la schiena, mentre lì, di fronte a noi, uno è saltato in acqua! wooooooow!
poi continuiamo il nostro viaggio... lì lì lì! un elefante, ah no, sono tre, cinque, otto dieci! e hanno i cuccioli. e io guardo questi bestioni con le orecchio enormi e la proboscide lunghissima, mentre lentamente attraversano la strada e strappano i rami dagli alberi. sono davvero belli, e allora mi sporgo dalla finestra (non sono salita sul tetto perchè c'è troppa polvere), e li ho osservati bene. poi abbiamo incontrato un altro branco, che ci ha sentiti. dato che gli adulti devono difendere i piccoli, appena ci hanno sentito hanno iniziato a sventolare le orecchie, che non è un buon segnale. e per ultimi abbiamo visto un branco di mufloni, saranno stati un centinaio, che correva verso il lago. poi si sono fermati, tutti insieme. e quindi sono ripartiti.
che bello!

sabato 12 febbraio 2011

LE STRADE

forse uno dei pericoli maggiori, qui in benin, è la condizione delle strade: sono veramente malmesse.
il sud, da cotonou a bohicon, è probabilmente e stranamente il tratto peggiore, visto che collega la città più importante del benin. solamente bembèrèkè- n'dali riesce a concorrere a questo record negativo. anzi, l' addirittura i lavori, che sono in corso, hanno obbligato a costruire ciò che qui chiamano la "pista", ovvero una strada non asfaltata che costeggia quella principale. il regolamento prevede che ogni due chilometri si possa rientrare sulla strada asfaltata, invece molto più comodamente hanno previsto un tratto di pista lungo 81 chilometri.
il regolamento prevederebbe anche che, laddove ci sono lavori, ci sia l'incaricato a bagnare il terreno con l'acqua, altrimenti davvero c'è troppa polvere e diventa pericoloso in primo luogo per i lavoratori e gli abitanti, in secondo per gli autisti, la cui capacità visiva è davvero ridotta.
la notte potrebbe, da questo punto di vista, essere addirittura migliore, in quanto, una volta cessati i lavori, si potrebbe viaggiare con più sicurezza. ma ci sono i banditi, e poi ci sono quelli che vguidano senza fari, e poi ci sono le buche.
appunto le buche: un grave problema. non parlo di occasionali mancanze di asfalto, ma di vere e proprie voragini, che costringono a deviazioni improbabili ed a cambiare carreggiata. e allora è tutto un clacson ed un insulto, ed il più piccolo soccombe al più grande.
quante volte abbiamo visto macchine fracassate, incastrate tra gli alberi, andate fuori strada o semplicemente abbandonate sul ciglio. e poi camion che si sono ribaltati, spesso di traverso nelle due corsie. quando va bene, dopo alcuni mesi li tolgono. altre volte rimangono lì per anni.
spero che con l'avvicinarsi delle elezioni cambi qualcosa!

RESTA!

ieri siamo arrivati a bembèrèkè, dove avevo passato due settimane del mio soggiorno. siamo arrivati tardi, alle otto di sera, e per quanto mi riguarda, stanca morta. la prima che è venuta a salutarmi è stata suor michigo, che ha subito iniziato a sorridere e parlare franco- giapponese. poi le altre due suore e i bambini che erano lì intorno. la voce che ero tornata, però, si è sparsa subito, ed ecco arrivare lo stormo delle ragazze. alcune mi saltano addosso abbracciandomi, altre mi stringono la mano, altre ancora mi baciano. e tutte mi danno il benvenuto. alcune salutano in inglese, e subito una mette i puntini sulla i: "questa volta non ci scappi"! e mentre noi andiamo a depositare i bagagli in stanza e fare una doccia (eravamo francamente impresentabili), loro hanno preso sedie e panche. durante la cena ho sentito che si preparavano, che chiamavano a raccolta i bambini. anche le suore hanno iniziato a ridere: "per fare festa loro sono sempre pronte"! ed infatti, hanno letteralmente ingurgitato la loro cena per venire a danzare e cantare. fabrizio ha fatto uno spettacolo di magia, e io sono andata dietro con le ragazze a seguirlo. catherine mi ha preso la mano e l'ha tenuta ben stretta per tutta la durata (lei ha circa diciotto anni).
stamattina siamo ripartiti molto presto, e tutte sono venute a salutarmi, a ringraziarmi. e si guardavano soddisfatte dicendo: "ah, aveva detto che sarebbe tornata, e ha mantenuto la promessa"! per ultima ho visto tata josephine, con la quale ho lavorato all'asilo. allora sono scesa, l'ho abbracciata, e lei mi ha chiesto: "ma come, te ne vai già"? e io ho detto "sì, ma tornerò! e salutami tutti i bambini". e lei ha annuito con il suo sorriso dolcissimo e siamo partiti.

venerdì 11 febbraio 2011

VUDù

a kandi, nel nord del paese direzione nigeria, è ancora molto diffusa la pratica del vudù. si tratta di una religione tradizionale, alla quale partecipano solo gli iniziati. a bohicon vi è un convento di feticisti, dove le novizie (gli uomini sono meno) vengono tenuto per alcuni mesi. lì imparano un'altra lingua, che capisce solo chi è stato iniziato. una volta uscite, per sei mesi possono parlare solo ed esclusivamente il nuovo idioma. dato che nessuno o quasi lo capisce, è necessario usare gesticolamenti varii.
padre j. julièn, un simpatico francese di ottant'anni, da quarantacinque residente in benin, e che parla un ottimo baribà (ha tradotto la bibbia in questa lingua) accoglie le ragazze che sono state avvelenato dagli stregoni. già, perchè alle novizie viene somministrata una lozione (di solito si tratta di estratti di piante) che può dare luogo ad "effetti collaterali": allucinazioni, perdita di coscienza, convulsioni. fino ad arrivare al coma. è ciò che è successo ad una ragazza che abbiamo conosciuto. non si è ancora capito cosa le abbiano messo in corpo, ad ogni modo si tratta di qualcosa che periodicamente mette in pericolo la sua vita. e solamente gli stregoni conoscono l'antidoto al veleno somministrato.
la famiglia di appartenenza non si può opporre quando capo dei feticisti decide di far entrare una persona nella cerchia, che è rigorosamente chiusa. ancora più grave è la situazione delle ragazze e dei ragazzi che, all'interno della famiglia, sono gli unci ad essere musulmani o cristiani. in quel caso si ha quasi un rigetto del soggetto, che viene isolato dal resto della comunità.
spero che la ragazza possa continuare a sorridere e fare le treccine, cosa che era intenta a fare quando l'ho conosciuta. e che non debba avere paura per la sua vita!

giovedì 10 febbraio 2011

IN PRIGIONE

tre biglietti per l'inferno, andata e ritorno.
ma a noi è ancora andata bene, visto che è stata solo una visita. non mi posso immaginare per chi ci sta dentro. e sono tanti: uomini, donne e minori. il nostro lasciapassare è stato un volontario che lavora per "Prigionieri senza frontiere". a parte che, quando siamo entrati, tutti ci hanno fissato, immagino perchè non succede spesso che tre bianchi, di cui due donne, entrino lì.
sono decisamente troppi, in una stanza che poteva essere 10m x 6m dormono in 155. ciò vuol dire che si siedono a gambe larghe, uno dietro l'altro, e appoggiano la testa sulle ginocchia e la schiena su chi è seduto dietro. c'è un odore indescrivibile, soprattutto nei pressi dei bagni, ed un rivolo che scorre in mezzo al cortile esterno. la stanza dei malati può soltanto essere l'anticamera della morte, non penso si possa uscire vivi da là. quelli che sono particolarmente ricchi hanno la possibilità di comprarsi un posto solo per loro, dove stanno 'larghi' e che identificano con un tappeto. ho addirittura visto un materasso. il caldo è insopportabile, ed i ventilatori non funzionano granchè.
alcune donne stavano pettinando altre signore, i reparti sono separati. e per i minori ci sono i corsi di alfabetizzazione e l'insegnamento di come produrre il sapone per lavare i vestiti.
chi si comporta bene riceve, come premio, di poter lavorare nell'orto che hanno.
anche dentro il carcere vi è una gerarchia, quindi siamo stati 'scortati' da un veterano, che aveva cura che nessuno ci infastidisse o ci toccasse. mi hanno addirittura offerto un mango e una sconosciuta bevanda bianca, entrambi gentilmente rifiutati. si sono messi a ridere quando ho detto "no no grazie".
speriamo di riuscire a pagare la cauzione perchè qualcuno possa uscire, visto che la pena per aver rubato un maiale da mangiare con la famiglia è di due anni. con carcerazione preventiva...

A GESTI :)

Ormai sono partita anche da bohicon, e mi restano meno di due settimane. quest'ultimo periodo lo passerò con fabrizio e paola. oltre a bachirou, ovviamente. il quale ogni giorno mi dice che sono africana. anche biba, sua sorella, oggi mi guardava stupita mentre tagliuzzavo pomodori, patate e fagiolini, dopo averli conditi con il sugo al pomodoro della pasta. e ridendo mi ha detto "certo che sei venuta in africa per diventare africana"!
fabrizio sta svolgendo un pò di 'ordinaria amministrazione' qui, quindi è occupato tutto il giorno con preti, suore, rappresentanti, tutti beneficiari del gruppo. e mi dice sempre "tu vieni con me, così mi traduci", e poi inizia a parlare il francese, che detto tra di noi sembra più veneto, e poi fa degli ampi gesti con le mani. e continua a dire 'con' in francese (che però non ha lo stesso significato), dimenticandosi sempre che si dice 'avec'. ad un certo punto desiste, si gira verso di me, comincia a parlare l'italiano e dice "mi scusi eh, parlo in italiano, lei farà la traduzione".
oggi siamo andati in un centro diagnostico, e mi ha avvisata che sarebbe stata una cosa lunga e difficile, e mi ha detto di usare toni forti. allora siamo arrivati, ho spiegato, parlato, mi sono infuocata. alla fine mi ha confessato "mi è piaciuto un sacco come hai parlato, dovevi vedere le espressioni che facevi con il viso"! e gli ho risposto "lo so, ho una vocina, ma so essere tagliente", e fabrizio ancora ha aggiunto "no no, anche solo guardando il tuo viso, si capiva tutto, non serviva neanche aprissi bocca".
però, quando ce vò, ce vò!

mercoledì 9 febbraio 2011

LEBBRA, SIDA, BURULI

Ieri sono andata in un centro dove curano la lebbra, l'aids ed il buruli. in effetti, non è un ospedale, perchè non eseguonono operazioni, ma c'è l'ospitalizzazione e la cura prima e dopo l'intervento.
ci sono tanti bambini, ieri quando sono arrivata stavano guardando la partita di calcio. i parenti possono stare con i pazienti convalescenti, hanno costruito delle casette per accoglierli. le mamme cucinano per quelli che sono là da soli, ma quasi tutti hanno qualcuno.
siamo entrati in una stanza dove c'erano i bambini appena operati, un bimbo tremava ancora. allora gli ho detto che deve guarire pesto per giocare a calcio. e lui ha sorriso.
ma stanno tutti abbastanza bene, ridono, non è certo un luogo di malati terminali.
mi hanno detto che tutti quelli che entrano, riescono a guarire, per quanto riguarda lebbra e buruli. l'aids é tenuto sotto controllo, chi ce l'ha puo' andare là per prendere le medicine e qualcosa da mangiare, ma tutti i bambini vanno a scuola e vivono con la loro famiglia, assolutamente inseriti nella società.
abbiamo fatto tante foto, e io dicevo ''konu''! , che in lingua fon significa ''sorridi'', e loro ridevano come pazzi. per ultimo abbiamo visto un bimbo sulla sedia a rotelle, una sua amica lo portava in giro, e gli ho detto:'' hai la tua ferrari, eh''? e poi ho aggiunto (sempre in fon) ''dede, dede'', che significa ''vai pian''!
il prete che ci ha accompagnati mi ha proposto di restare con loro per giocare con i bambini, gli ho promesso che sarei tornata, e lui mi ha dato l'indirizzo di un'associazione che li sostiene, mandando volontari.
a bientot!

martedì 8 febbraio 2011

NON HO L'ETà

Non ho l'etàààààààààààààààààà, non ho l'etàààààààààààààààà!
questa potrebbe essere la frase- tipo delle persone che ho incontrato qui.
già a ouenou mi sono resa conto che difficilmente sarei stata in grado di dare un'età ai bambini. ma come, mathieu ha sette anni, pierre cinque, e sono grandi uguali? e poi, marie jeanne e isaac sono gemelli. gemelli?????, no, non ci credo! guarda, lui è il ragazzo più grande dell'orfanotrofio. e quanti anni ha leopold? diciotto. mizz, pensavo tredici.
la stessa cosa a bembèrèkè: ho chiesto ad una ragazza quanti anni avesse. mi ha detto diciannove. sinceramente, credevo fosse più vecchia di me. non so assolutamente indovinare l'età delle suore (a cominciare da quella giapponese).
a ouenou c'era un ragazzo che stava facendo i lavori di restauro. gli avrei dato FORSE vent'anni: ne aveva venticinque. e il suo collega, che ne dimostrava la metà, ne aveva trenta. sono senza parole!
domenica siamo andate a mangiare in un ristorante (ho mangiato carne di roditore, buonissima) con la suora e un ragazzo del gruppo. pensavo avesse un pochino meno della mia età. dopo, parlando, mi ha detto che insegna. quindi ho pensato che dovesse essere più vecchio. e la suora l'ha confermato: si' si', ha trent'anni!
posso dire in giro che sono minorenne?

AGOGOINTO

Ieri sono andata, con suor nadja, a visitare un villaggio sotterraneo. è stato moooooolto suggestivo! prima siamo rimaste all'aria aperta, e la guida ci ha fatto vedere le divinità del posto. qui viene ancora praticato il vudù, la religione tradizionale. e aloora ci hanno mostrato un albero, anzi due alberi intrecciati, un baobab ed un ficus, che rappresenta dan. dan é la divinità del sole, e per fare un giro intorno all'albero bisogna avere le scarpe chiuse. oppure, si devono togliere i sandali.
e poi abbiamo visto il santuario, dove pero' noi non siamo potuti entrare. infine, siamo arrivati all'abitazione sotterranea. davanti troneggia un grande cartello, dove vi è scritto che non si puo' scendere con vestiti rossi. scettica, ho lasciato il mio sacco rosso fuoco fuori. chi scende? la suora... poi io... ma dove sei?? non si vede niente... dammi la mano. ma chi sei? ah ecco la suora. poi una voce improvvisa... ah no, é solo la guida. che ci spiega che, nel XVIII secolo, non c'era la scala, quindi ci si calava con l'aiuto delle mani. poi ci ha raccontato che i guerrieri, che si nascondevano qui durante la guerra, hanno costruito tutto a mano nella roccia durissima. la prima stanza é rotonda, poi si sviluppa in forma conica. ci sono altre tre o quattro stanze comunicanti, e fatte in modo tale che, chiunque parli in una stanza, viene sentito da tutti gli altri; ma il suono non puo' uscire all'esterno. inoltre, la comunicazione serve a non far salire il livello dell'acqua durante la stagione delle piogge. poi ho visto un bellissimo scorpione... pensavo. mi hanno cautamente spiegato che era un ragno peloso, e quindi cautamente sono uscita.
tornata alla luce, ho chiesto alla guida perché non si possa entrare con vestiti rossi. perché era il colore dei nemici, quindi chiunque portasse quel colore, non era del posto.
occhio alle piante che ci sono intorno, hanno le spine!

sabato 5 febbraio 2011

DEDIZIONE

Suor nadia è la responsabile del centro selome. è piccola piccola, ha una vocina flebile. ma lavora sempre.
è un ospedale pediatrico, questo. e lei è l'unico medico, tutti gli altri sono infermieri; la sua giornata inizia alle otto (ufficialmente), ed è tutto un andirivieni. prana alle quattro di pomeriggio, a volte. altre volte salta direttamente il pasto. si alza la notte per venire a controllare i suoi pazienti. quando riesce, va a messa, ma spesso non ce la fa proprio. e, a malincuore, deve anche rinunciare al coro, attività che la rilassa tantissimo. non mangia quasi mai a casa, con le altre suore: rimane alla mensa dell'ospedale.
ed é per questo che è stata molto malata, e ha deciso di chiudere per un mese. il suo é uno sforzo incredibile, e tanto più apprezzato perchè si concentra, appunto, sui bambini. e perchè le tariffe sono davvero modeste; in più, anche le mamme possono dormire qui.
suor nadia è gentilissima, sempre sorridente, sempre disponibile. e sempre stanca. mi ha detto che sarebbe bellissimo se qualche medico venisse qui, per aiutarla un pochino. ''anche solo due settimane... cosi' io posso ancora imparare tanto'', mi dice lei in un italiano perfetto (ha studiato in italia) con forte accento romano.
''é troppo poco un medico qui, a volte mi viene voglia di dormire e basta. ma la mia é una vera passione: vedere i bambini malati fa pietà. e anche se fai loro male, perché devi fare una puntura, loro sanno che lo stai facendo per il loro bene. e, dopo, ti ringraziano!''

venerdì 4 febbraio 2011

IL GUARDIANO

L'altro giorno, già nella nuova stanza di bembèrèkè, stavo mettendo a posto la valigia; infatti, dopo tre mesi i miei bagagli sembravano moltiplicati. è giunto il momento di fare un po' di ordine, ho pensato. e allora mi sono messa a buttare carte e cartacce, scatole vuote e scartoffie inutili. ad un certo punto, noto qualcosa vicino al bidone della spazzatura; cos'era? indovinato! il signor ragno.
sono fregata, ho pensato. non c'è leopold, che li ammazza con le mani. non ci sono bambini. chiamare le suore mi sembrava un pochino esagerato. allora dormo in soggiorno, mi sono detta. poi invece sono uscita dalla stanza per tentare la fortuna (in camicia da notte), e ho trovato il guardiano; è fatta! ; ho gioito.
buonasera... scusate il disturbo... siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii'? stupitissimi loro, che non sapevano neanche della mia presenza. è che ho un ragno in stanza, e ho paura. se hai un problema, vai dalla suora; non hai luce in stanza? OHHHHHHHNOOOOOOOOO NON PARLA IL FRANCESE! quindi gli ho mimato un ragno sul muro, e gli ho detto paura; allora ha capito, ha ridacchiato e mi ha seguita in stanza, assicurandomi che non fanno nulla. é entrato, e gliel'ho indicato. no, non vedo niente. ma come, é là! no non vedo; allora mi avvicino, prendo la torcia e... ORRORE! il guardiano ha un ragno sulla spalla. eh ma questa é sfiga...
insomma, ha ammazzato il mio coinquilino. quando è uscito, ho controllato: il suo era sparito; me l'aveva lasciato in eredità.
tanta fatica per niente!

giovedì 3 febbraio 2011

PUZZLE- TIME

sono ora nell'ospedale di suor nadia. anche se non so niente di medicina, ho deciso di venire qui per giocare un pochino con i bimbi. si tratta, infatti, di un ospedale pediatrico.
in questo momento non c'é molta affluenza, perché la suora é molto stanca e deve riposare. quindi stanno chiudendo e mandando a casa piano piano tutti.
quando sono arrivata, mi sono seduta con i bambini e ho cominciato a distribuire bamboline e macchine, poi ho dato ad ognuno un cappellino; alcuni erano un po' intimiditi, sono molto piccoli!
ma già oggi quando sono arrivata con i puzzle qualcuno mi stava aspettando. e abbiamo fatto aladino. vabbé... ha rischiato di avere il braccio del genio al posto della gamba, ma é normale no? ad un certo punto, il più vispo si é stufato del gioco inutile, ha messo tutti i pezzi nella scatola e ha cominciato a buttarli per terra; uno ad uno. e poi ezechiel, guardandomi col fqccino assolutamente colpevole, ha fatto la pipi' sulla coperta. e s'é messo a ridere. clarissa, che ha dieci anni, é riuscita a comporre le parole francesi col domino. poi mi ha chiesto come si dice nuvola. eh, non lo so... ma era contenta lo stesso. e quando é andata acasa, zoppicava già un po' meno!

TROTTOLA

Dunque, ricapitolando: sabato ho passato la mia ultima notte a bembèrèkè. sveglia presto; per partire alle sei e mezzo con il fofo delle suore ed essere a ouenou per la messa. abbiamo percorso la distanza in un'ora; normalmente sarebbe un'ora e mezzo, e scusate se é poco. ha preso tutte le buche che c'erano sulla strada, insultando i motorini che non si spostavano.
domenica notte ho dormito a ouenou, per la gran gioia dei bimbi. e, non essendo più abituata al freddo, ho fatto una bella indigestione (ma non era malaria, come invece le suore avevano sospettato).
lunedi sera, allarmate per le mie condizioni di salute, le suore hanno chiamato il vescovo; che é arrivato a nuoto, praticamente. era agitatissimo.e mi ha portata a n'dali, per la notte.
martedi, quindi, sono partita per parakou. mi ha accompagnata l'autista del vescovo con suor obi. mi hanno consegnata nelle mani di bachirou, che mi ha accolta a casa: notte a parakou.
e, finalmente, mercoledi, partiamo tutti insieme per bohicon. nuova città, nuove suore, nuova stanza.
non male eh?!

lunedì 31 gennaio 2011

... DEL DOMAN NON V'è CERTEZZA!

mai frase fu più calzante!
avevo detto, dormo un giorno a ouenou, e la mattina presto parto per parakou. faccio un giro al mercato per comprare qualche regalino, e proseguo.
bene, della serie credici!
costretta tutto il giorno a letto da un malessere, alle undici (credo in un momento di follia) prendo i miei bagagli per prendere il bus. che, per fortuna, era già partito. e nessuno poteva accompagnarmi. dopo aver passato tutto il giorno in un bagno di sudore (anche i rambo a volte soccombono), mi sono alzata per fermo ordine della suora. a parte che la mia stanza sembrava un supermercato, tutti preoccupatissimi. i bambini spiavano dalla tapparella, e poi bisbigliavano ''sssssssh, dorme!''. le suore sono entrate per portarmi la colazione. ma no, grazie, ho mal di stomaco. se mangi, stai meglio! ah beh... e le contraddizioni: acqua bollente nel thermos per il latte (latte??? mi sentivo male solo a pensarci), acqua gelida nella bottiglia. e poi le ragazze che mi hanno portato cinque bacinelle per fare la doccia. e suor esmina che, la sesta volta che è entrata, mi ha dato un pizzicotto sulla pancia. AHIAAAAAAAAAAAAAAA!! uh, pardon! doucement... eh appunto! e ancora, la sarta che mi ha confezionato il vestito, quindi ho dovuto indossarlo, farmi fare una foto e posare. e lo sconcerto delle suore nel vedere che la vergine, stampata sulla stoffa, era a testa in giù. piccolo imprevisto subito risolto da suor alfonsine, che ha cambiato il verso della gonna. e avanti così, cosa ti preparo per cena, le verdure cotte? ma anche no! ti cambio l'acqua, è troppo calda. sigh, avevo aspettato tutto il giorno perchè il ghiaccio si sciogliesse.
ora una bella doccia, a nanna, e domani più forti di ieri!

domenica 30 gennaio 2011

CHI VUOL ESSER LIETO SIA...

Due motivi diversi, due gioie differenti.
ieri sera, mentre addento un pompelmo, sento le voci delle ragazze. stanno cantando. allora esco, e loro stanno allestendo un piccolo palco. sedia in mezzo per me, panche per loro. ci sono anche le luci, come in ogni spettacolo che si rispetti. alle dieci di sera iniziano a cantare e ballare, si sono anche messe l'abito delle feste, e si sono dipinte il corpo con delle specie di piume. e ballano, cantano, ridono, suonano il tamburo. mi fanno vedere la danza baribà, le danze del sud, le danze del re. anche i più piccoli si cimentano, e come al solito vengo tirata in causa. due tre passetti, tutti ridono e posso sedermi di nuovo. continuano fin dopo le undici, mi portano un bellissimo regalo, e chiedono se tornerò. mi chiedono il numero di cellulare, mi accompagnano in stanza. e mi dicono ''bye, bye! thank you...''.
poi la levataccia di stamattina, il fofò delle suore che clamorosamente si presenta alle sei e mezzo come stabilito che guida a rotta di collo fino a ouenou perchè io arrivi in tempo alla messa. e poi entro in chiesa, con la suora. qualche bambino si gira, mi vede, sorride. e dà un colpettino al vicino. ''ehi, guarda chi c'è!'' e un bisbiglìo corre lungo i banchi, ragazzi che si girano e con lo sguardo mi danno il benvenuto. subito dopo la messa, mi prendono la mano, mi chiedono com'è andato il viaggio e se rimango a lungo. gioiosi come sempre. e anche qui è un tripudio di colori, ascoltiamo il cd, prendiamo in giro le donne che ballano in chiesa, cantiamo e balliamo.
tutto uguale, tutto diverso!

sabato 29 gennaio 2011

IL PESO DELLA CULTURA...

eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh, mò vi tocca! un pochino di storia locale...
più di 350 anni fa la regione che oggi chiamiamo benin era suddivisa in numerosi principati. uno dei capi locali, dopo essersi insediato ad abomey, conquistò il regno di dan. esso divenne noto con il nome di dan- homey, in seguito rinominato dahomey dai francesi.
gli europei fondarono stazioni commerciali lungo la costa, dando inoltre inizio ad un triste commercio di schiavi. si calcola che, per oltre un secolo, più di 10. 000 persone ogni anno siano state deportate in brasile e nei caraibi, soprattutto a haiti.
il regno venne quindi annesso all'africa occidentale francese nel XIX sec. , per raggiungere l'indipendenza solo nel 1960. la situazione politica, fortemente instabile, portò a ben cinque colpi di stato nel giro di un decennio, nove avvicendamenti di governo e cinque modifiche della costituzione. è il periodo chiamato, dagli stessi indigeni, la folklore.
nel 1972 il colonnello kérékou riuscì ad impadronirsi del potere: seguì un ventennio di dittatura militare. il reggente abbracciò la filosofia marxista- leninista, stringendo alleanze con cina, unione sovietica, corea del nord. per sottolineare questo cambiamento, mutò il nome del paese. l'annuncio ufficiale, dato alla radio, risale al 13 novembre 1975. da allora, il paese si chiama benin.
nel 1989, con l'accusa di violazione dei diritti umani e di corruzione, il dittatore venne destituito. al suo posto venne nominato un gabinetto sotto la guida dell'ex dissidente soglo. questi venne confermato alle prime elezioni pluripartitiche, risalenti al 1991. dopo vari avvicendamenti, che videro capo di stato kérékou per due mandati di cinque anni ciascuno, nel 2006 venne eletto presidente thomas yayi boni.
il 27 febbraio il paese torna alle urne (qui l'elezione del capo di stato è diretta). la mia impressione? sebbene non sia ancora ufficialmente iniziata la campagna elettorale, posso dire senza dubbio che si sta praticando un vero e proprio lavaggio di cervello per la rielezione dell'attuale presidente. non ho mai sentito il nome di un avversario. il notiziario s'inizia e termine con il suo nome.
speriamo nella libertà di scelta!

venerdì 28 gennaio 2011

COCKTAIL

Certamente, chi ci potesse vedere, si metterebbe a ridere.
parlo della suora michigo (?) e me. lei giapponese, io italiana. ci incontriamo in benin, e parliamo in francese. accoppiata più strana non potrebbe esistere!
ha i capelli lisci e neri, gli occhi un po' a mandorla ma non eccessivamente. porta gli occhiali e cammina un pochino curva. e parla con un fortissimo accento orientale, anche se vive qui da 25 anni. in effetti, non ha mai imparato bene la lingua, anche le altre suore faticano a capirla, a volte. ma tanto lei passa tutto il giorno con i bambini dell'asilo, quindi non c'è problema! la sua frase preferita è ''peut etre'', che diventa ''pòtetr''... e poi per lei tutto è teribl. quando manca la corrente, quando parla della situazione della costa d'avorio, quando mangia la pasta scotta.
a proposito, va pazza per gli spaghetti italiani (che lascia religiosamente cuocere per una ventina di minuti). li mangia poi con un po' d'acqua della cottura, tipo minestra. e ci aggiunge due uova. l'altra volta me li ha offerti. ho simulato un inspiegabile mal di pancia per sfuggirle!
parla sempre (tanto si capisce la metà), ride, tossicchia. e cammina facendo piccolissimi, frenetici passettini.
è dovuta andare a cotonu per rinnovare il visto, che le scade ogni anno. quindi è stata via per una settimana, ed ogni tanto chiamava. allora chiedeva di me, la suora mi passava la cornetta, e lei iniziava a raccontare su storie che assolutamente non capivo. però mi adeguavo: quando lei rideva, ridacchiavo; se era arrabbiata, mi risentivo; e sfruttavo le pause per dirle ''bene, allora bun viaggio!'' oppure ''allora, buonanotte!''.
in qualche modo, ci si capisce!

giovedì 27 gennaio 2011

BALLIAMO?

Ieri sera, prima di cena, ho sentito musica. il che, di per sè, non sarebbe una novità, visto che proprio qui vicino al centro di formazione c'è un bar. ma questa volta proveniva dalle ragazze. all'inizio ho pensato che fosse tornata la suora, e che le ragazze le stessero dando il benvenuto. allora mi sono avvicinata, ho visto che c'erano anche le lucine colorate tipo natale. appena arrivata lì, le ragazze mi hanno invitata a ballare con loro, e quindi sono salita sul gazebo. subito mi hanno offerto una sedia, ma io ho preferito ballare. o almeno provare a ballare!
in effetti, non era una festa, ma stavano pregando. la preghiera serale la fanno così: si mettono in cerchio intorno alla statua della Vergine, prendono tamburi e nacchere, e si mettono a ballare e cantare. una solista propone la canzone, le altre la seguono. hanno le voci bellissime, profonde ma che raggiungono note inverosimili. i movimenti dei balli sono semplici, penso. però poi non mi riesce mai di farli. perchè muovono tutto il corpo, il busto, e poi le mani seguono ritmi diversi dalle gambe. poi, improvvisamente, battono i piedi, si prendono per mano, si chinano e saltano. naturalmente sono sempre fuori ritmo nel battere le mani, è sconvolgente!
quando hanno finito la preghiera, loro hanno ringraziato me cantando(?), e sono esplose in urla di gioia nel sentire che sabato avremmo fatto un po' di inglese. e mi hanno accompagnata, ballando, alla cena. e la festa è contunuata! visto che la suora non era ancora in  cucina, hanno ballato in terrazza, poi in giardino, nel cortile. e cantando sono tornate dalle amiche.

mercoledì 26 gennaio 2011

DUE MESI

sono in terra africana ormai da più di due mesi. quando sono arrivata, dopo il caldo umido che ho sentito appena sbarcata a cotonou, ho pensato: ''beh dai, non fa poi così caldo, è assolutamente sopportabile.'' e invece ora inizio ad accusarlo. la notte non mi sveglio più per il freddo, bensì per il caldo. e la felpa giace dimenticata da qualche parte in fondo alla valigia. un mese fa, la doccia fredda la mattina era un obbligo di civiltà... ora è un sollievo. l'harmattan, il vento caldo e secco, sta scemando, altro segnale dell'arrivo della stagione torrida. la vegetazione si sta facendo via via più gialla.
ed iniziamo a mangiare il mango, mentre l'igname diventa sempre più raro. allora si fa seccare al sole, e nei mesi di aprile- luglio lo useranno per fare la pate noir: dopo averlo ridotto in polvere, verrà amalgamato con acqua e farina. anche il mais comincia a scarseggiare, e molti non lo vendono per aspettare che il prezzo salga.
sono passati poco più di due mesi, e non sono più abituata a vedere bianchi! anzi, l'altro giorno, quando è arrivato l'ospite, ho pensato: ma quant'è chiaro!!? ormai anche in tema di colori ragiono come se avessi la pelle scura, e mi dico: il verde mi starebbe bene, mentre il viola si spegne sullo scuro. poi faccio mente locale e mi dico: vabbè, non che io sia poi molto scura.
dopo due mesi, mi sono abituata a mangiare cibi caldi nonostante la temperatura: pesce, carne, riso, fagioli. tutto rigorosamente bollente. e come si arrabbia la suora se le ragazze, dopo aver chiuso la pentola, non la avvolgono in coperte di lana! arricciano il naso e dicono: uff, s'è raffreddato! mentre io ringrazio la negligenza altrui. sono abituata, anche se le porzioni si fanno sempre più piccole. le suore mi chiedono se sono malata. oppure se non gradisco. no no... ma come spiegare che noi, in estate, mangiamo frutta e gelato?
sono passati due mesi... i primi due di tanti anni!

martedì 25 gennaio 2011

ASILO

i bambini vengono all'asilo ogni giorno eccetto il sabato e la domenica. arrivano alle 8 di mattina e restano sino alle 17, tranne il mercoledì.
la mattina, quando esco per andare a fare lezione d'inglese, mi saltano addosso, urlando ''bonjour tata'' con le loro vocine. alcuni con un sacchettino in mano, contenente la colazione.
ci sono due sezioni, quella dei più grandi e quella dei più piccoli, ma sono quasi sempre tutti insieme. sono trentasette scatenati diavoletti! ognuno ha il suo posto, con il nome (spesso impronunciabile, per me) sulla sedia e sul banco. ognuno ha il suo posto per lo zainetto, per i suoi solori e per le sue matite.
la classe è colorata, piena di disegni, peluche, bambole e giochi.
io arrivo alle nove, e loro sono tutti presi dal lavoro.
a volte colorano qualche figura geometrica, come cerchi o triangoli. altre volte sono alle prese con un disegno, come per esempio un pomodoro. tata edith mostra alla lavagna quale spazio va riempito i verde e quale di rosso, e loro copiano (vabbè, qualche pomodoro è rimasto immaturo, evidentemente, con le foglie rosse: voilà la fantasia!). oggi hanno ricevuto un foglio con alcuni numeri ed alcune cifre: il loro arduo compito era di accerchiare solo i numeri. dopo, tutti soddisfatti mi hanno mostrato la loro opera. il giovedì fanno sport, si mettono in cerchio in giardino e corrono, saltano e camminano in ginocchio.
arriva il momento della merenda, quindi bisogna lavarsi le mani nelle bacinelle, una col sapone, l'altra senza. poi ci si siede sulle panche, si prega e noi distribuiamo la merenda. essa consiste in un sacchettino di popcorn, o in un paccettino di biscotti. a volte c'è quello che chiamano ''pain vienois'', una specie di pane fritto. lo adorano! si abbuffano senza ritegno...
sono quindi sazi, e vanno a giocare. ci sono altalene, scivoli e palloni. le biciclettine sono due, e si deve fare a turno, rispettando la fila. le ruote sono quattro, colorate, e i bambini fanno a gara a chi è più veloce.
dopo un'ora circa si pranza: le mani vengono rilavate, e ci si mette in fila: un- due, un- due, un- due! si va verso la cucina. tutti si siedono, e noi distribuiamo prima i piatti, poi pregano cantando e finalmente possono mangiare.
stanchi della giornata, vanno a dormire fino alle tre circa. si alzano e fanno la doccia e la merenda. alle cinque i genitori vengono a prenderli, e loro salgono sul motorino salutando gli amici e le tate.
a domani!

lunedì 24 gennaio 2011

ALLIBISCO!

Davvero, a volte non ho parole.
ho sentito storie cui non vorrei credere. eppure sono vere, e quasi sempre riguardano donne.
come la maestra, che ha già un figlio ed è incinta. mi hanno detto che un giorno è venuta a scuola con il viso gonfio di lividi, tanto che la suora s'è rifiutata di mandarla in classe. suo marito la picchia, perchè beve. o per gelosia. come quella volta che, malata, è tornata a casa dopo essersi presentata a scuola. un suo collega, uomo, è andato a trovarla, visto che abita molto vicino. suo marito purtroppo è arrivato proprio in quel momento, e ha cominciato a picchiarla violentemente. e una notte l'ha lasciata fuori di casa. e lei ha dormito sotto un albero di mango, con suo figlio. le hanno detto di andare via, ma non sa dove. suo fratello abita in togo e potrebbe accoglierla, ma non troverebbe lavoro.
come una ragazza, che sembra un uomo. indossa pantaloni (cosa rarissima qui), parla con la voce profonda e non porta nè orecchini, nè catene. ha i capelli rasati a zero. si rifiuta di pettinare le donne, mentre accetta di farlo agli uomini. le è stato detto di consegnare i pantaloni, non lo ha fatto. voleva andare a cotonou in una casa chiusa, per passare la notte con una donna. chissà cosa le è successo, da piccola. deve essere stato un trauma enorme per lei. ma ancora non riesce a parlarne.
come un'altra signora, che ha tre figli (dallo stesso marito). lui ha ufficialmente una concubina, e lei lo sa. lo sanno tutti. a volte torna da lei, così. per vedere l'ultimo figlio di nove mesi. o forse perchè ha litigato con l'altra. perchè non se ne va? probabilmente perchè non ha un lavoro fisso. non ha abbastanza soldi per poterlo cacciare. e allora sopporta. l'altro giorno ha preso tutte le sue cose e se n'è andata da suo padre, che abita praticamente a fianco. le ho chiesto se tornerà da suo marito. ha soltanto alzato le spalle.
mah...

domenica 23 gennaio 2011

IO, SPERIAMO CHE ME LA CAVI!

Piccoli intoppi...
come la prima notte, nell'albergo di cotonou, in cui (non) ho dormito con la luce accesa per paura di ragni et similia. nonostante la zanzariera.
come la prima notte a ouenou, in cui la luce s'è spenta all'improvviso (non sapevo ancora che c'era la corrente elettrica per due ore al giorno), e mi sono ritrovata senza coperta e senza torcia sotto la zanzariera non ancora sistemata.
come quel giorno, in cui avevo un mal di stomaco pazzesco (la tisana di foglie di papaia è troppo per il mio stomaco europeo) e mi sono trovata a fare l'animation des femmes in un villaggio sperduto, a 36 km da ouenou, in moto con la suora. la quale, neanche farlo volontariamente, s'è fermata a comprare dell'igname contrattando lungamente sul prezzo.
come all'aeroporto di parigi: il mio primo cambio per un volo intercontinentale. a parte le difficoltà linguistiche, la paura di perdere l'aereo. e lo shuttle, che esce dall'aeroporto. ecco, ho sbagliato! ah no, è giusto solo che l'aeroporto è enorme.
come quella volta al mercato di n'dali, in cui un signore mi ha salutata. dopo la mia risposta, ha cominciato a parlare in baribà. la suora è intervenuta, mandandolo via. per poi spiegarmi che voleva portarmi a casa.
come stamattina. il caldo arriva all'improvviso, ora il sole si fa davvero sentire. e la chiesa è lontana. il ritorno a mezzogiorno, dopo due ore calcati l'uno contro l'altro, è stato interminabile. pensavo di svenire. invece ho gloriosamente raggiunto la doccia.
come quella volta al parco nazionale, in cui le guardie avevano appiccato il fuoco (controllato), e noi ci siamo passati dentro. sembrava un film, senza conseguenze.
per ora, direi che me la sto cavando...

sabato 22 gennaio 2011

SABATO

come ogni settimana, anche questa volta è arrivato il sabato. che, diciamocelo, è un po' particolare.
 intanto perchè i bambini dell'asilo non vengono. e poi perchè la scuola dura fino alle dieci.
oggi, poi, qui a bembèrèkè hanno fatto la riunione dei genitori, dunque tutti gli insegnanti erano occupati.
 io, un po' per curiosità, un po' per gioco, sono comunque andata alla CE2, la 'mia' classe. e, sorpresa sopresa, appena gli allievi mi hanno vista, hanno gridato 'anglais, anglais'! quindi sono entrata e abbiamo fatto un po' di ripetizione. li ho fatti ridere quando, dato che un bimbo non stava mai zitto, gli ho messa la penna fra i denti, dicendogli: ''non può cadere!'' e lui, sorridendo, ha eseguito, tenendo la bocca ben chiusa per un bel po'. alle dieci ho detto: ''bene, è finita, andate a mangiare la merenda!'' NOOOO! un grido di protesta generale si è levato, i ragazzi hanno chiesto di continuare fino alle 10. 30. e, una volta usciti, mi hanno accerchiata e mi hanno incalzata: ''e domani, domani?'' beh, domani è domenica... ''no, no, vogliamo inglese!'' dopo pranzo si fa inglese, ha deciso una bimbetta sorridendo. e inglese sia...
dopo sono andata a trovare le ragazze, ho domandato se mi potevano rammendare una maglietta scucita. certo, lo facciamo subito! no, non è urgente... ah, d'accordo, per lunedì è pronta. e poi mi hanno fatto parlare dell'italia, mi hanno mostrato le foto degli italiani, stupite per il fatto che io non li conoscessi.
infine, sono passata per la terrazza, dove suor rosa stava preparando le verdure con altre due ragazze. e ci siamo messe lì, a staccare le foglie dai rametti, mentre la suora cantava. alla fine, mi hanno ringraziata così tante volte, che non sapevo più cosa dire.
pomeriggio sono uscita presto, per intrattenere un pochino i bimbi che avevano già finito i compiti per casa. io ho parlato inglese, loro fon. per fortuna c'è il francese, che permette di capirci! dopo hanno cantato, hanno recitato qualche poesia.
già, il sabato è un po' speciale.

venerdì 21 gennaio 2011

ENGLISH!

sia a ouenou, sia qui ho impartito lezioni di inglese.
poveracci i bambini! loro, la cui madrelingua è il fon, il baribà, il peuhl o lo yoruba, e che a volte fanno fatica ad imparare il francese, alle prese con una lingua che è completamente diversa.
allora iniziamo dalle cose più semplici, ''come ti chiami'', ''quanti anni hai''... a volte ne escono delle frasi incomprensibili; la prima volta che ho fatto un dettato, ad un bambini ho dovuto dire ''la tua lingua non esiste'', visto che le parole erano semplicemente un'accozzaglia di lettere a caso.
e allora, bibita diventa pepìta, ghiaccio semplicemente giacco e chiesa scesa. ho mostrato loro il dizionario italiano- francese, francese- italiano, non ne avevano mai visto uno! e giustamente non riuscivano a trovare le parole. allora ho spiegato che sono disposte in ordine alfabetico, ma che fatica! i più grandi hanno capito il concetto, ma da soli non sono mai stati in grado di trovare una data parola.
oggi ho provato a spiegare come si chiede e si dice l'ora. erano assolutamente sorpresi dal fatto che, noi europei, dopo mezzogiorno ricominciamo dall'una, invece di fare (correttamente) come loro, che passano a tredici.
ciononostante, sono contenti di imparare una nuova lingua, a volte fanno un po' troppo chiasso, ma è normale. allora io con le dita faccio il segno della bocca chiusa, e qualche alunno grida di stare zitti. va bene, sono severa e ho già mandato qualcuno fuori dalla porta.
il progetto era di fare italiano anche qui, ma forse farebbero troppa confusione. a ouenou, una volta, ho disegnato la cartina dell'italia alla lavagna, e ho chiesto cosa fosse. ''un piede!'' è stata la risposta convinta. e come dare loro torto? solamente quando ho indicato le maggiori città hanno capito che si trattava del mio paese, ed è scoppiata un'ilarità generale.
ora, la mattina mi salutami dicendo ''good morning sister!''... come spiegare loro che no, non sono suora?!

giovedì 20 gennaio 2011

TERRA NASCOSTA

Harmattan: è così che la gente del posto chiama il vento che soffia la mattina. esso porta con sè la sabbia del sahara, è secco e copre qualsiasi cosa con un sottile strato di polvere rossa.
ad esso si imputa tutto: la secchezza della pelle, i 'dangana', che in lingua fon indica le screpolature dei piedi, la lacrimazione degli occhi, la polvere, il freddo della mattina: sembra onnipresente.
due stagioni, quella delle piogge e quella secca: la prima riservata quasi esclusivamente agli indigeni, che sopportano umidità, calore, freddo e zanzare. la seconda, più turistica, cui partecipa qualche sporadico europeo.
già, perchè se il nord africa da molto tempo ormai è meta di viaggi e vacanze, se la foresta subsahariana attira chi cerca un'esperienza all'insegna della natura, l'africa occidentale si trova in una situazione un po' così, nè carne, nè pesce: non c'è il deserto, ma neanche la foresta e non c'è poi tanto petrolio.
eppure può offrire scorci bellissimi... un lago in cui si riflettono gli alberi. coloratissime farfalle. le montagne dell'atakora, che si aprono come dietro un portone. e poi ancora, i parchi nazionali, le bellissime maschere di legno e le perline colorate dei peuhl.
forse il fatto che qui la vita sia così dura, stancante e poco gratificante ha fatto sì che le persone siano diventate tanto semplici. semplici nel senso più positivo possibile: tanto la sopravvivenza è difficile, quanto le relazioni interpersonali sono facili. appena si arriva in un posto nuovo, la gente ti accoglie con una piccola festa. dividono tutto, senza sapere nulla di te. non si arrabbiano mai, mandano giù in silenzio. sempre allegri nonostante le difficoltà e la vita tutt'altro che agevole.
e domani è un altro giorno!

mercoledì 19 gennaio 2011

per capirci meglio...

TESTEPAZZE!

Eh già, i capelli africani: sogno delle europee, che si lamentano del poco volume della propria chioma, cruccio di mia cognata, che ogni giorno ne prova una per appiattirli.
qui invece i ricci sono accettati con fantasia: le teste sono colorate e stranissime.
se a ouenou, per motivi di igiene, le teste di maschi e femmine, senza distinzione, venivano rasate ogni mese (con il risultato che i miei capelli sono stati intrecciati, toccati, accarezzati, tirati per vedere se sono veri, messi in bocca), qui e nei villaggi prosperano i capelli lunghi e di conseguenza le pettinature più bizzarre.
larissa, che già a cinque anni ha un'aria da furbetta che non vi dico, sfoggia robuste trecce con colorate perline. michelle invece ha la testa nettamente divisa in tre sezioni, ed ognuna di esse si sviluppa in un 'ramo' che tende verso l'alto, avvolto da colorati fili. ancora, felicitè ha la testa a scacchiera, con piccoli ciuffetti ornati da elastici colorati. molte avvolgono i capelli in fili di ferro, che pendono dalla testa come grossi bruchi. di trecce se ne vedono di tutti i tipi: grosse, fini, raccolte in coda o sciolte.
di frequente si vedono parrucche, anche qualche bambina le porta. si riconoscono perchè i capelli sono davvero troppo lisci. vabbè, qualcuno porta la parrucca bionda, e fino a prova contraria è impossibile...
c'è chi porta una collana di conchiglie per fermare i capelli, anche se quasi sempre la testa viene avvolta da fazzoletti. questi vengono annodati sul davanti, o a lato (la suora dice che a porto novo fanno così). il fazzoletto di solito ha la stessa fantasia del vestito.
se io avessi i capelli crespi? li lascerei crescere e li porterei sciolti in un'enorme criniera!!!

martedì 18 gennaio 2011

IMMEDIATEZZA

è la parola chiave del rapporto con i bambini: l'immediatezza.
dicono ciò che pensano, e la questione finisce lì.
come il piccolo bacharou, che è davvero tremendo. dopo che l'ho sgridato perchè aveva messo le mani sporche nell'acqua pulita, lui ha preso della sabbia con il suo pugnetto e me l'ha lanciata addosso. un segno chiaro e definitivo del suo odio momentaneo verso me. poi però abbiamo fatto la pace.
o come zorobabel, che stamattina mi ha detto: dove vai?!, con tono minaccioso, nel momento in cui ho preso la chiave per andare a chiudere la finestra in camera mia.
e come tiffany, la chiacchierona del gruppo, che si attacca alla mia gamba e dice tata- tata- tata finchè non la guardo. e poi comincia a raccontare, mi dice cos'ha mangiato per cena, chi l'ha portata all'asilo, mi fa vedere i suoi calzini... non appena distolgo lo sguardo, mi rimprovera: tata, non ho mica finito, eh!
e la vivace farida, la più birichina, che mi regala i fiori e mi consiglia di metterli nel thè.
perchè ai bambini non importa che tu sia bello o brutto, nero o bianco, moro o biondo. basta giocare e divertirsi con loro. hanno la capacità di essere sempre allegri, di dimenticare che il loro nuovo compagno di gioco ha appena fatto lo sgambetto, di chiudere un occhio se l'amichetto ha messo la mano nel piatto per prendere un biscottino.
l'unica condizione è la parità di trattamento: perchè a lui hai colorato il cerchio di blu, e a me di verde? perchè a lei dai la forchetta, se io ho ricevuto il cucchiaio?
hanno una fantasia sfrenata, giocano con le ruote, con la sabbia, con una scarpa dimenticata da qualcuno. si inventano storie, viaggiano con il pensiero e sono spensierati.
dimenticano che ieri li ho sgridati, e si legano ogni giorno un po' più a me.

lunedì 17 gennaio 2011

SOGNO O SON DESTA?

Pensieri che affiorano grazie (a causa di?) un europeo (non specifico la nazionalità, non importa) che viene qui un giorno ed inizia a sputare sentenze come fossero noccioline. e io m'incazzo. e scusate la volgarità, ma quando è troppo, è troppo!
arriva, e la prima (delle tante) cosa che critica sono le macchine africane: sono vecchie, consumano troppo, è pericoloso viaggiare con questi catorci. per non parlare, poi, delle strade! ma come si fa a lasciarle in questo stato? e io lo guardo allucinata, pensando (non posso dirglielo in faccia, potrebbe essere mio padre) che se questa fosse l'unica o la maggiore preoccupazione del continente, starebbero davvero bene.
poi continua, ed oggetto del suo monologo diviene la situazione della donna africana. sì, sono stata io ad introdurre l'argomento, come molti avranno giustamente pensato. ho detto che vorrei che le donne lavorassero fuori casa, invece che mandare avanti tutta la famiglia, affinchè avessero un'indipendenza economica. solo così  e con un'adeguata istruzione, sarebbe possibile raggiungere la parità dei sessi, cosicchè non succeda più che uomini sposati si prendano le concubine, tornando poi dalla moglie. il nostro amico (si fa per dire) interviene, affermando che alla base della poligamia maschile vi è un motivo scientifico. per fortuna non c'erano coltelli sul tavolo, in quel momento. e la forchetta non mi è sembrata un'arma adatta.
dulcis in fundo, quando la mia cena era già finita perchè quando fanno sti discorsi è meglio che la mia presenza sia solo fisica, ha detto che non è vero che alla base della condizione del continente africano c'è la colonizzazione europea, che è finita mezzo secolo fa, che gli europei non hanno mai sfruttato le risorse del continente. mancava solo che dicesse che la tratta degli schiavi se la sono inventata... mica sarà un pochino negazionista?

domenica 16 gennaio 2011

GENTILI, MA...

Dopo poco più che 24 a bemberèkè, nel centro di formazione femminile, sono certa di una cosa: i bambini di ouenou sono speciali!
ora mi trovo in un complesso che comprende, appuntola formazione femminile ed il centro scolastico. è molto diverso da ouenou, intanto perchè qui ci sono più del doppio di bambini (quasi 200). poi perchè è molto più grande: ieri, per ricordare la strada che porta alla mia stanza, ho preso come riferimento un furgoncino, che puntualmente è partito dopo cena. dopo aver vagato per alcuni minuti fra conigli, galline e maiali più terrorizzati di me, finalmente ho intravisto una porta familiare. in terzo luogo, qui c'è l'acqua corrente e la corrente elettrica tutto il giorno. che strana sensazione farsi una doccia dopo più di un mese e mezzo!
ma a parte tutto ciò, sono proprio i bambini ad essere diversi. forse perchè qui ci sono altre ragazze piuttosto grandi che si occupano di loro, mentre a ouenou ero l'unica tata. sta di fatto che qui nessuno litiga per prendere la mia mano, nessuno lotta per sedersi vicino a me in chiesa.
sono io a dover conquistare l'affetto dei bambini, qui non è gratuito!
anche le suore sono diverse. intendiamoci, sono molto cortesi e gentili. ma non c'è suor opportune che imita le donne che ballano in chiesa. non c'è suor esmina che parla, finchè viene richiamata al lavoro da suor marceline. e non c'è suor alfonsine che si addormenta beata durante la preghiera.
vediamo di conquistarli!!!

sabato 15 gennaio 2011

ARRIVEDERCI!

Prima o poi doveva succedere, lo sapevo. e oggi, a quanto pare, è successo. ''fà i bagagli, alle dieci veniamo a prenderti''. devo ubbidire. quindi, torno in stanza, le suore mi guardano in silenzio. tempo di tornare da loro, che hanno già radunato tutti i bambini. alcuni mi guardano, rimproverandomi con lo sguardo. come, parti e non hai detto nulla? pierre, cinque anni, che qui tutti chiamano mio marito, ha due grandi lacrime, che usciranno solamente al momento delle canzoni. le suore invitano a cantare, i bambini, poco convinti, eseguono. battono le mani, e non mi guardano negli occhi. anche il piccolo martin, di solito così gioioso, che arriccia il naso quando ride, guarda verso il basso. il solo a non perdere la speranza è moise: ''non è un addio, è un arrivederci!'' già, perchè ho promesso di passare per una piccola festa domenica, 30 gennaio. non sarebbe stato giusto lasciarli così. e per dimostrare che è vero, ho lasciato la mia chiave usb alla suora opportune. così siete sicure del mio ritorno! e loro sorridono, dispiaciute. ''ti vogliamo con lo spirito cotonou, eh!'' è così che noi chiamiamo lo spirito da festa. e poi parto, senza dire nulla più che ''ci vediamo tra due settimane...'' perchè avrei dovuto parlare con ognuno di loro, e non c'era tempo. purtroppo.
il vescovo mi attende, mi ha regalato una statua a forma di africa ''perchè tu hai l'africa nel cuore''. e le suore della diocesi, che mi hanno fatto due bellissimi regali, in una lettera mi scrivono che vogliono rivedermi per prepararmi gli spaghetti. e chiedono se verrò a festeggiare il mio compleanno qui, ''perchè in aprile ci sono i manghi!''
no, non potrebbe essere un addio!

venerdì 14 gennaio 2011

MIO FRATELLO

Quando i miei mi hanno detto che avrebbero iniziato un'adozione a distanza, non ho avuto il minimo dubbio su chi scegliere: Leopold! quindi, ora potrò dire che, oltre ai due arcinoti (?) miei fratelli di sangue, ne ho un altro. vi presento il mio fratello adottivo...
è uno dei ragazzi più grandi, ha 18 anni, appena compiuti il 29 dicembre. si muove in maniera strana, ciondola quando cammina e non è molto alto. a prima vista sembra rozzo e burbero, ma è davvero buono. come dire, è ingenuo, un bonaccione, ma nel senso buono. ride con i bambini più piccoli, anche se qualche volta fa partire uno schiaffo...
è lui che apre le aule la mattina, quindi quando io apro le tapparelle alle sei e mezzo, ancora nel mondo dei sogni, lui mi urla un allegro ''bonjour tata''! è, infatti, sempre sorridente. quando si sveglia, la notte quando va a letto. e anche il giorno in cui, terrorizzata, gli ho chiesto di eliminare il mio ragnetto. lui, che stava già dormendo, si è alzato divertito, ha detto a maguidou di accompagnarlo e ha risolto il problema. senza chiedere niente. il giorno dopo gli ho regalato un pacchettino di biscotti, e lui mi ha detto ''merci, tata!'', con la sua voce incerta, non più da bambino, non ancora da uomo. grazie a te, che mi hai fatto dormire...
quando abbiamo fatto il formaggio di soya, s'è messo a ballare sul tavolo al ritmo della macchina che macinava, ridendo. ed è morto dalle risate quando s'è rivisto al mio computer (l'avevo filmato).
mi ha chiesto di venire in italia, un giorno, gli ho detto che per me va bene, ora bisogna chiedere il permesso al vescovo e fare il passaporto. avrei davvero piacere che facesse questo viaggio. mi ha chiesto: ''ma con chi vengo?'' e io gli ho detto ''da solo!'' lui è sbiancato (va bene, non è sbiancato, è troppo nero, ma se fosse stato bianco, sarebbe impallidito!) e mi ha detto che non ce l'avrebbe fatta, da solo. vedremo come si può fare. ma gli ho detto che la condizione è che sia tra i tre migliori della classe (è stato settimo su diciannove il primo semestre).
siamo andati insieme al mercato, e lui mi ha dato la mano, io e lui e lui ed io, come due fidanzatini, hahaha! tutti ci guardavano, naturalmente. una bianca, qui, è già un'attrazione. mano nella mano con un nero, poi, è praticamente fantascienza.
lo chiamo il mio animale, e gli che puzza. lui ride tutto contento e mi fa sentire il suo braccio, dicendomi: ''mi sono lavato''... ma non è che non si lavi, semplicemente lavora tantissimo. il pozzo, il mulino, la legna: tutti compiti suoi. come oggi, quando gli ho chiesto di portarmi una bacinella d'acqua in stanza. lui ha detto ''va bene, tata, ho capito. grazie, tata!'' ha chiamato a raccolta il gruppo, ed in quattro sono arrivati trotterellando con l'acqua in testa. il premio, meritato, è stato un numero di hurrà juventus (bisnogna divulgare le buone tradizioni!).
è lui che, la mattina quando lavo i piatti ed i bicchieri della sera prima, mi dice: ''non è compito tuo! ieri ho chiamato il gruppo delle femmine, che ha rifiutato di lavare. ma lo faranno ora. tu non lavi''. perentorio...
ha una tosse secca, che però stronca con un colpo solo. non credo che per la sua testa sia mai passato un pensiero cattivo, non ha la malizia necessaria.
ammmmmore di tata!!!

giovedì 13 gennaio 2011

IGIENE

Ieri, con la suora opportune, siamo andate a fare la formation des femmes in un villaggio peulh. i peulh sono un popolo interessantissimo, intanto perchè sono praticamente gli unici ad allevare le vacche, e quindi a produrre il latte. il formaggio peulh è una prelibatezza, è rotondo e non tanto alto. la pasta è morbida, e si può mangiare senza cuocerclo, oppure aggiungerlo al sugo di pomodoro. qualcuno lo frigge. in questa stagione, però, il prezzo sale: c'è troppa siccità, e non si trova molto mangime. dunque, se prima si pagava 200- 400 franchi (circa 30- 60 centesimi di euro), ora non si trova a meno di 1200- 1500 franchi. inoltre, i peulh sono un popolo coloratissimo. mi spiego: portano abiti dalle fantasie più strane, e coprono la testa con bellissimi foulard verdi, gialli e rossi, con fiori e lune. con le perline, poi, fabbricano catenine e braccialetti, ne portano tantissimi. e le ragazze si truccano. mettono il rossetto, si colorano gli occhi di nero. tra le sopracciglia si fanno un puntino nero o rosso. i capelli vengono divisi in piccole ciocche, e queste vengono avvolte da un filo di ferro... è stranissimo!
ma torniamo a ieri: la suora mi dice ''oggi parli tu dell'igiene dei bambini''... io??? ma in baribà? no in francese. ah, per fortuna!
dunque, partiamo col dire che i bimbi vanno lavati ogni giorno al loro risveglio e prima di andare a dormire. prima di mangiare si devono lavare le mani, e dopo aver mangiato i denti. quando i bambini vanno al bagno, è necessario pulirli bene. attenzione particolare va riservata al viso. non dimentichiamo i piedi! i vestiti vanno cambiati ogni giorno.
le donne mi ascoltavano, mentre parlavo in francese, io sorridevo, e quando il traduttore spiegava nella loro lingua, annuivano. ho loro detto che non voglio offenderle, ma che è una questione di salute per i bambini.
alla fine abbiamo dato una maglietta ai due bambini più puliti, con la promessa che la prossima volta avremmo distribuito giocattoli e scarpette.
ciò che io dicevo in francese veniva tradotto da philo in baribà, e da un traduttore in peulh. spero che le informazioni non siano andate perse, perchè la pulizia e l'igiene sono diritti dei bambini!

martedì 11 gennaio 2011

TUTTO PER TUTTI

non è il medesimo concetto occidentale di proprietà, quello che regna in africa.
se è ben chiaro a chi appartengono le capre del posto (nessuno si sognerebbe mai di uccidere una bestia che è entrata nel proprio cortile), se al mercato le bancarelle vengono spesso lasciate incustodite senza paura che la merce venga rubata (quando sono andata con la suora a natale, dopo aver comprato quattro polli, li ha lasciati ad una signora, dicendo solo ''passo più tardi''). se per i soldi non ho mai visto nessuno 'fare il furbo' (chi non ha il resto preciso si assenta momentaneamente, va a cercare gli spiccioli, e lentamente fa ritorno), tutto ciò che è proprio viene diviso.
quando sono andata nell'atacora con bachirou e la sua famiglia, loro hanno portato il pranzo ed il sugo per la sera, oltre alla colazione. hanno diviso tutto con me, ed inoltre, durante il nostro pic- nic sotto l'albero di mango, hanno chiamato prima una donna per darle i fagioli, poi una vecchia con un bambino, per donarle il riso con il pollo.
ogni volta che andiamo a fare l'animation des femmes, qualcuno ci porta acqua ed igname bollito. addirittura ieri, al mercatino di bori, un anziano signore che stava mangiando qualcosa da un'improbabile ciotola, me l'ha offerto.
come i ragazzi del bar qui a ouenou, che mi invitano a bere con loro la birra beninoise.
come tutti i ragazzi dell'orfanotrofio, che dividono anche tra di loro i biscottini e le arance. nessuno mangia qualcosa senza offrire ai presenti.
sembra poco, ma non lo è!

(foto: tessitrice)

IL TEMPO

So che già ho raccontato, di sfuggita, del tempo africano. ma mi voglio soffermare un pochino di piu'. mi voglio soffermare sulle ore, di sessanta minuti come quelle europee, eppure così diverse. non parlerò dei minuti, che qui non contano...
il tempo passa, ma la gente sembra non accorgersene. il loro ''partiamo subito'' offre ampia possibilità di farsi una doccia e bere una bibita prima di partire effettivamente. la frase, detta con convinzione ''domani partiamo presto all'alba'' non obbliga certo a puntare la sveglia ad un'ora improbabile. l'unico appuntamento che, qui, è veramente fisso, è la messa: raramente ho visto qualcuno arrivare in ritardo, e quando succede aspettano rispettosamente fuori, inginocchiandosi sui gradini. il prete, poi, passa a fare un giro fuori per dare la benedizione a tutti.
il tempo passa, e pare rincorrersi: il sole di mezzogiorno non brucia più di quello delle nove, la mattina assomiglia alla sera. l'unico momento davvero diverso è la notte, che sorprende senza preavviso.
il tempo passa, e la gente aspetta: gli appuntamenti, che non sono fissi, spesso si risolvono interminabili attese, ma nessuno se la prende. nessuno mette fretta, nessuno insiste. ci si siede da qualche parte, a fare niente o poco, a chiacchierare, ad osservare. forse, tra un po' (di tempo) qualcuno apparirà all'orizzonte.
il tempo passa, ed i movimenti delle persone sembrano danzare sulle ore. non ho mai visto nessuno correre, neanche camminare in fretta o fare movimenti accelerati.
il tempo passa, scandito solamente dai pasti: tra le otto e le dieci c'è la colazione, tra l'una e le due il pranzo, tra le otto e le dieci la cena. punto. non sono dati altri orari fissi.
ma il tempo passa davvero?

lunedì 10 gennaio 2011

LEONI & CO.

Ok, avete ragione! sono andata anche nel parco nazionale pendjari, sempre nell'atacora. prima di arrivarci, abbiamo fatto una capatina alle cascate. sono salita solo io, con due esperte guide. e stavo drammaticamente scivolando, quando uno dei due mi ha preso il braccio, spappolandomelo. per fortuna non capisce l'italiano... le cascate erano due, una di sei metri ed una di trentacinque. c'era anche la cabina per cambiarsi e fare il bagno, ma ho gentilmente rifiutato, gli altri stavano aspettando. e siamo ripartiti. arrivati al parco, ho visto che, per arrivare all'hotel che c'è in mezzo, ci sono due strade: una di 74 km, l'altra di 76. quindi, è immenso! la strada, sabbiosa, è tenuta bene, bisogna rigorosamente rimanere in macchina senza abbandonare le piste tracciate. ci addentriamo nella foresta... e... lì lì lì!! dei magnifici (...) babbuini ttraversano la strada. sono già scomparsi.... più avanti, antilopi, a decine. grandi, piccole. alcune con le corna, altre col muso nero. e poi siamo arrivati al lago. due ippopotami! purtroppo immersi nell'acqua, ma sono proprio loro. e un pelicano spezza l'aria con le sue ali. vuoi il binocolo? per vedere cosa? i coccodrilli. dove? sull'altra sponda. è vero, immobili e simili a tronchi, attendono qualche sfortunata preda. più avanti, quando sarà ancora più secco e l'acqua inizierà a scarseggiare, tutti gli animali si spingeranno fino qui. poi abbiamo adocchiato qualche muflone, dei cinghiali ed un bellissimo martin pescatore turchese. ma per vedere il re della foresta abbiamo sopportato una lunga attesa. quando già stavamo rientrando all'albergo, abbiamo notato una macchina ferma sul ciglio della strada, che ci ha fatto segno di spegnere il motore e ci ha indicato qualcosa. giriamo lo sguardo e sorpresa!!! tre leonesse placidamente sdraiate nell'erba. ferme, maestose e sicure con il loro piccolo. poi una s'è alzata, sgranchita le zampe e, seguita dall'altra, ha attraversato la strada. si sono rincorse un po', a distanza il cucciolo, e sono scomparse nella notte.
wow!

TATASOMBA

Scampagnata nell'atacora, regione situata e nord- ovest e confinante con togo e burkina faso, per visitare le tipiche abitazioni, le tatasomba. già la strada per giungervi è magnifica, con la sabbia desertica rossa ed immensi, ma davvero immensi alberi di baobab.
arrivati a natitingou, ci spostiamo ancora di più verso l'interno. finchè il mio sguardo coglie qualcosa strano. sono delle costruzioni, e sembrano i castelli che facevo al mare quando ero piccola. sono tondeggianti, il tetto è di paglia... io entro!
sopra l'entrata, che è sempre rivolta verso ovest, noto lo scheletro della testa di una scimmia (spero!)... mah! se da fuori sembra piccola, all'interno la casa si sviluppa in numerosi vani, tutti rotondi. entriamo nel corridoio, e vediamo il magazzino e la stanza da letto. tutto è buio pesto. poi vi è una stanza più grande, la cucina. e da lì, con una piccola scala, si esce sulla terrazza. anche qui le stesse forme: le stanze da letto per gli ospiti sono dei piccoli cucuzzoli coperti da una tendina o da un po' di paglia intrecciata. il magazzino esterno è coperto da un tetto di paglia che si può sollevare, e c'è anche un parasole. la terrazza è leggermente inclinata, e ad un'estremità c'è una fessura: quando piove, l'acqua esce così. quando sono arrivata, stavano facendo essiccare il tabacco. c'era la solita ciotola di peperoncini, ed il miglio. naturalmente la gente del posto si nutre anche di baobab... enormi, ovviamente.
tutto l'orizzonte è colmo di questi piccoli ''castelli'', tutti uguali... bellissimi!

sabato 8 gennaio 2011

SCELTE

Domani il sud sudan andrà alle urne. oggetto: indipendenza dal governo di karthoum?
a parte tutte le discussioni politiche e (visto che è il mio campo, più o meno) giuridiche che possono esserci a riguardo, mi sento di dire: sono contenta! sono davvero felice che, dopo anni di stragi e di guerre, il popolo abbia deciso di scegliere per sè stesso. senza imposizioni, senza pressioni.
manca ancora il nome del (possibile) nuovo stato, manca la bandiera. hanno però già le parole del nuovo inno nazionale, che si intitolerà Terra di Kush.
dopo che l'uomo bianco ha fatto ciò che tutti noi sappiamo in africa, questo continente così ricco ed ospitale, tracciando confini laddove non ce n'erano, l'uomo nero risponde stop. non tutti, evidentemente, hanno bisogno di confini certi e politici. non tutti necessitano di nazioni: le vere radici dell'individui sono i popoli. con le nostre linee geometriche e pressochè dritte abbiamo deciso la separazione di persone che da secoli vivevano insieme. così, ora, si parla di africa subsahariana, africa del nord, africa occidentale. a volte, genericamente, si dice africa. confondendo le tradizioni, le musiche, la storia, il cibo tradizionali. come dire, dove vivi? bha, in asia... un po' vago come concetto, no?
a prescindere da come vada a finire domani, spero che il sudan scelga liberamente. e, se nuovo stato ci sarà, che possa avere un futuro in pace.

venerdì 7 gennaio 2011

LA FLORA

nonostante che, lo ammetto, non me ne intenda molto di piante et similia, voglio provare a descriverle. partiamo dal primo albero che mi ha colpito. si tratta di un tronco piccolo, da cui rami spogli si slanciano vero il cielo. non ha foglie, ma solo fiori rosa, bianchi e gialli. poi c'è lui, l'albero per eccellenza: il baobab. è un albero maestoso, dalle foglie verdi. i frutti assomigliano al mango. se però si aprono, si scopre una natura affatto diversa: vi sono dei piccoli rametti, che separano in simil- chicchi una polpa dalla consistenza assai diversa. avete presente le mele essiccate? ecco, più o meno... in ogni pezzettino c'è un seme, che i bambini spaccano con i denti. mi hanno assicurato che dentro è più dolce del frutto stesso, ma non ne ho esperienza diretta!
prima di partire, mi aspettavo una vegetazione quasi desertica. invece, quasi dapperttutto ci sono alberi più o meno grandi, e cespugli. certo, sono un po' provati dall'assenza di pioggia. capita infatti di scorgere tronchi isolati, letteralmente cotti dal sole: sembrano enormi pezzi di carbone!
frequentissimi sono i campi di igname, un tubero (insomma, una grande patata). i contadini fanno piccoli mucchietti, per ricordare il posto esatto. si vedono lunghe distese, piene di minuscole dune. la stessa tecnica è utilizzata per la manioca, che però non cresce sotto terra, bensì come alberello. viene, inoltre, coltivato il mais, il grano ed il miglio (quest'ultimo, più grande di quello europeo).
nel gairdino delle suore cresce il gombo, una verdura simile alle zucchine, solo un pochino più piccola. una volta lavorata, si ottiene un sugo... bavoso!!!
ho visto l'albero di karitè, con il quale si fa il burro. le donne spappolano il frutto, e poi pazientemente iniziano a mescolarlo. da marrone, piano piano diventa bianco.
non ci sono orchidee... (informazione di servizio per mio padre, che ne è amante).

(foto: baobab)

giovedì 6 gennaio 2011

SUOR OPPORTUNE

Soeur Opportune:
def. : tipo di donna dal carattere lunatico e dalla risata esplosiva.
caratteristiche fisiche: ben piazzata e fiera di esserlo, mostra spesso il buco tra i denti (canini, molari? insomma, quelli davanti sopra).
particolarità: cappellino verde di lana che utilizza quando cucina.
Io sono stata la sua pupilla: quante volte, vedendo che lasciavo dormire i bambini in chiesa, avrebbe voluto dirmi qualcosa, ma poi si è trattenuta. e quante volte non ha saputo dirmi no, quando chiedevo il pallone per conto dei ragazzi.
Sono stata la sua ombra (diciamo delle diciotto, viste le differenze fisiche), l'ho accompagnata alla formation de femmes, al mercato di parakou, alla diocesi. sempre lei ed io, io e lei.
è una suora particolare, da lei dipende l'umore di tutto l'orfanotrofio, se è contenta si fa festa, se le prende male, sono c... i. è sempre intenta a fare qualcosa, e si lamenta continuamente per la fame. a capodanno ha preso il vassoio, usandolo come piatto, e se lo è riempito due volte. quando prende lo yogurt (dalla bacinella comune), alla fine scorre tutto il bordo, leccandosi il dito.
a colazione spesso mangia l'akassa (pasta di mais acida) con pesce e peperoncino. come spuntino si prende un pochino di formaggio fritto, oppure igname. a fine pasto rutta, lanciandosi indietro sulla sedia, e ride soddisfatta del suo doppiomento. a volta prega sbadigliando, canta stonando, parla cantando. è un vulacano, lei che dopo una settimana mi ha detto: ''tu no partire'', e che è rimasta delusa quando ha appreso che sarei andata anche a bemberèkè e bohicon.
è in perenne ritardo, ieri dovevamo essere a n'dali alle nove, e siamo partite alle nove e mezzo. ogni volta dice: ''chiederò a Monsignore di non arrabbiarsi...''. ma proprio non si accorge del tempo che passa. però poi prende il motorino, si piega per sistemare il vestito, e parte in quarta.
suora in via d'estinzione!!!

mercoledì 5 gennaio 2011

I COLORI AFRICANI

Come non parlare di uno dei protagonisti assoluti, qui in terra africana? i colori!
i colori della natura sono più tenui: il cielo è azzurrino, sempre coperto da una cappa d'afa. la terra è marrone- beige, secca, arida. gli alberi sono verde- gialli, quasi bruciati.. i fiori sono bianchi, rosa pallido, giallini. lo stesso sole, che pur splende tutto il giorno, non è rovente come da noi, non è arancione, ma anch'esso giallo pallido, una palla chiara nel cielo. le case sono fatte di paglia, argilla, legno. l'orizzonte si perde tra il verde ed il marrone, niente di colorato risalta.
ma tutto ciò che è creato dall'uomo... eh, quello sì che è colorato!
iniziamo con le stoffe: ne ho viste di tutti i tipi, al mercato non capivo più nulla. gialle, blu, verdi, arancioni. pochissimo marrone e bianco (si sporca troppo), niente nero nè grigio (trattengono il calore). sono colori vivi, vivaci, mescolati tutti insieme, s'intrecciano e si mescolano uno con l'altro, si fondono per poi ritrovare se stessi. le linee diventano stelle, le lune e le campane si rincorrono. e poi ancora: mazzi di fiori, catene, animali, spade, conchiglie. raramente si vedono stoffe monocrome.
gli edifici del Vescovo: qui all'orfanotrofio è una festa di colori. la chiesa è rosa, le finestre sono rosse, blu e verdi. l'edificio appena terminato, che comprende la biblioteca e la sala giochi è rosso, i balconi riprendono i toni della chiesa. e lo stesso discorso vale per l'ospedale in costruzione a n'dali: è verde (speranza!), con le finestre colorate, così come la cappella vicina.
come tornare al classico tubino nero, una volta rientrata??

martedì 4 gennaio 2011

PARTITONE

Come nelle migliori tradizioni europee, anche qui il calcio è diffuso.
i ragazzi per natale hanno ricevuto delle divise per giocare, e tutti hanno chiesto immediatamente la foto di rito. prossimamente dovrò fotografarli e filmarli mentre giocano... neanche fossi pizzul...
il campo è rotondo, quindi non c'è il calcio d'angolo, ma solo la rimessa con le mani. la delimitazione è formata da pietre di vario colore e forma. in mezzo c'è un bel formicaio, per fortuna sono piccole e nere, non rosse. credo che facciamo una strage ogni volta che giochiamo. si gioca rigorosamente a piedi nudi (io avrei il permesso di giocare con le infradito, ma come si fa a calciare di collo pieno???). il terreno è costituito da terra argillosa e piccoli rametti secchi che si conficcano nei piedi.occasionalmente si pesta qualcosa di umido (beh, se si gioca a calcio, si sputa per terra, no? lo fanno anche ai mondiali...) inutile parlare della polvere che si alza, a volte non si vede nemmeno il pallone. le porte sono abbastanza piccole. naturalmente le regole sono... fatte dai ragazzi. diciamo che giochiamo un po' all'inglese, quasi nessun colpo è proibito. la distanza della barriera non esiste, come non esiste il calcio di rigore. instancabili, i ragazzi corrono su e giù per il campo, senza sosta (non si gioca a zona, solo il portiere è fisso). ci divertiamo un mondo! finchè, alle sei, è ora di fare la doccia. triplice fischio!
p. s. mi avete riconosciuta, per caso? unica donna tra uomini? :P

lunedì 3 gennaio 2011

SCENE EPICHE

questa la devo raccontare, mi rendo conto d'essere ridicola. stasera abbiamo fatto un lavoro per il Vescovo, ossia scritto 165 lettere di ringraziamento a tutti i membri di un'associazione. fatto ciò, mi fiondo in stanza, visto che era già abbastanza tardi. mi lavo, faccio per mettere il pijama e... tadan!!! sorpresa, un bel ragno- stella sopra il mio letto. ovviamente, dalla parte della testa, mi sembra superfluo sottolineare (...). a questo punto, per non perdere tutta la dignità dinanzi alle suore, mi incammino verso i ragazzi, e chiedo di leopold. perchè ti serve? ho un ragno in stanza (seguono grasse risate). lui arriva, chiede il perchè del disturbo, e tutto contento dice d'accord tata! ci segue un altro bimbo, che mi assicura sul fatto che i ragni sono innocui (lo ammetto, CERTE VOLTE sono esagerata, ma se fanno schifo, fanno schifo... eeeeeeeeeeeeeeeeeeeh!). arriviamo in stanza, do il bastone a leopold, e naturalmente il ragno sparisce sotto una piastrella. il mio amico non demorde, e batte dei colpi. a questo punto, il nostro nemico esce allo scoperto, velocissimo, si lancia sul pavimento sfruttando il cordolo. ma i miei sono svegli, il più piccolo a gattoni corre sotto la scrivania e lo stordisce con un sapiente colpo di mano. poi mi mostra la vittima svenuta. come ricompensa, prometto dei biscotti. domani, ragazzi, oggi sono un po' provata!!!

VAGABONDI

Pensieri sparsi per soli vagabondi... come mio fratello, che già a tre anni aveva deciso (come mi racconta mia nonna) che sarebbe stato questo il suo mestiere, da grande.
come ben spiega, in poche parole, Orazio, anche noi siamo presi da una voglia irrefrenabile di girare il mondo, di vedere, conoscere la gente, fare esperienze.
non ero ancora partita per il benin, che già attendevo il momento di tornare a casa, per disfare e rifare la valigia e ripartire. destinazione? non lo sapevo, e non lo so tuttora.
anche se, poi, come ben si sa, siamo sempre noi stessi, in quasiasi parte del mondo ci troviamo. io sto all'equatore, praticamente, eppure ho portato qui una buona dose di europeità. sono qui, tra tante persone che non posso dire di conoscere, che mi trattano come una di loro. sono qui, con i miei difetti ed i miei pregi, il mio carattere e le mie abitudini. posso cercare di adattarmi, di smussare gli angoli più spigolosi, ma non posso non essere me stessa, sempre e comunque.
e quindi, se i bambini litigano, non posso fare a meno di separarli, dicendo loro che non mi interessa chi abbia iniziato, basta che la smettano. anche se, poi, gli occhioni di pierre si fanno ancora più neri, perchè tata non gli ha dato ragione. e non posso non lasciare dormire i più piccoli, in chiesa, dopo due ore di messa. anche se le suore, con il loro sguardo torvo, mi annientano.
perchè facciamo così?, ci chiedete. perchè  siamo sempre in cerca di qualcosa che non si trova? non lo so spiegare esattamente. come ho spesso pensato, sto bene e male dapperttutto, mi diverto e poi mi annoio rapidamente in ogni posto. mi sento subito a casa, per poi provare il desiderio di andarmene. mi sembra di conoscere gli estranei da sempre, mi piace osservarli, ascoltarli, eppure poi non faccio così tanta fatica ad andarmene.
irrequieta di spirito!
con questi pensieri, sconnessi, mi rendo conto, voglio augurare a tutti quelli che si sentono così una buona permanenza, là, dove in questo momento si trovano!

(foto: il guardiano)