domenica 27 febbraio 2011

CIAO!

con questo post chiudo, per ora, il blog. che verrà prontamente riesumato al mio prossimo viaggio. 87 i post, come i giorni trascorsi in terra africana. grazie a tutti, con più di 3. 200 visualizzazioni mi avete fatto capire il vostro apprezzamento.
ciao!

venerdì 25 febbraio 2011

GANVIè

una delle ultimissimissime cose che ho fatto in benin, proprio il giorno della partenza, è stata andare a fare un giro in piroga verso il villaggio di ganviè. chiamata, neanche dirlo, la venezia d'africa. e allora partiamo, io un po' timorosa di cadere in un'acqua che definire marrone è decisamente eufemistico.
la nostra guida è giovanissima, ha diciotto anni e, finito il collegio, vuole studiare diritto. quando ha saputo che la strada era già stata intrapresa da me, mi ha detto: "allora, quando ti vedrò la prossima volta, mi metterò sull'attenti". e intanto vicino a noi passano i pescatori, con vele coloratissime, ottenute da un collage di stoffe diverse. chissà qui fanno tutto in barca, anche il mercato. barchette con pomodori, spezie, pane. e i bambini che, quando ci vedono, si tuffano in acqua e muovono le gambe, la testa sotto, per farci divertire. poi passiamo per il 'rio des enamorados', come ci spiega il nostro cicerone, tra un italiano spagnoleggiante e un accento beninense. e scorrono le palafitte, alcune ancora con il tetto di paglia, altre già con quello in lamiera. e dopo vediamo una scuola, dei ristoranti, una moschea ed un ospedale. posso solo dire, per fortuna avevamo il parasole, altrimenti mi sarei bruciata!

mercoledì 23 febbraio 2011

COTONOU

gli ultimi due giorni li ho passati a cotonou, che non è la capitale politica, ma di fatto. a parte essere la città più popolata, con 1, 2 milioni di persone, è anche la città più importante, e l'unica ad avere industrie di una certa importanza. la caratteristica più notevole sono sicuramente gli zem. la gente lì chiama così i moto- taxi, che a velocità assurda e prezzo ragionevole ti portano da una parte all'altra della città. come vermi si insinuano nelle fessure tra le macchine, tra uno slalom ed una manovra al limite della follia. ovviamente gli incidenti sono numerosi.
ma cotonou è anche la città del marchè dantokpa, enorme. tanto grande, che bachirou s'è rifiutato di portarci. non si trova posto, e poi rubano, ti fregano, ci si perde... troppa confusione! allora andiamo al centro di promozione dell'artigianato, dove un suo amico ci accoglie dentro il suo negozietto. e lì compriamo statue, maschere, catenine, presepi, giochi africani. il tutto naturalmente dura ore ed ore, seguito da lunghe discussioni col sorriso sul prezzo. e un po' dispiace che la valigia, prima o poi, sarà piena, perchè le cose sono belle e sanno d'africa.
e cotonou è anche la città al di sotto del livello del mare, solo alcune zone lo sovrastano di 4- 5 metri. e allora ogni pioggia lascia il segno, figurarsi quando è stagione... e l'umidità è insostenibile, solamente qualche folata di venticello occasionale porta un pochino di sollievo.
e l'aeroporto internazionale con due gates, di cui ne funziona solo uno...

martedì 22 febbraio 2011

SCHIAVI

come promesso, eccomi a scrivervi dall'italia.
come non parlare ancora di ouidah, città tristemente nota per il suo passato di traffico di schiavi? come ci ha illustrato la guida del museo storico, qui ben quattro nazioni costruirono i loro forti nell'età del massimo sfruttamento: regno unito, portogallo, francia, danimarca.
oggi si può visitare solamente il forte portoghese, ma vi assicuro che basta!
vi chiederete con cosa venivano scambiati gli schiavi? semplice, conchiglie e oggetti di ferro. per ogni bottiglia di alcool rotonda si ottenevano tre schiavi, per quelle rotonde invece quattro. dopo venivano stivati nelle navi e trasportati via oceano dall'altra parte del mondo, soprattutto in brasile e nei caraibi, in testa haiti. alcuni morivano prima di arrivare, immaginatevi le condizioni di igiene e le malattie... le donne venivano stuprate e maltrattate dagli uomini bianchi, un'immagine cruenta descrive bene la scena: le donne dovevano sdraiarsi a pancia in su, nude e con le gambe aperte, gli uomini a pancia in giù per non vedere il triste destino delle consorti.
chi arrivava, doveva lavorare le canne da zucchero, vendere oggetti davanti alle chiese ed ottemperare ad altri umilianti lavori ancora. ciò spiega perchè, molte persone, alla deportazione preferirono il suicidio, trovando la morte ancor prima di toccare terra americana.
intorno al forte veniva costruita una diga, dentro vi nuotavano gli alligatori. quando uno schiavo cercava di scappare una volta, gli veniva tagliata un'orecchia, la seconda volta gli si amputava un braccio, la terza la gamba. e, comunque, evadere era piuttosto complicato: infatti, la palla al piede degli schiavi mostrava la via di fuga a chi di dovere.
il re aveva molte donne, da un minimo di quarantuno ad un massimo di quattromila, e disponeva dell'esercito delle amazzoni, donne guerriere. coloro che desideravano combattere per il re, avevano il dovere di recargli in dono una testa mozzato di un avversario uomo. per quanto riguarda gli uomini, le regole erano chiare e nette: i nemici andavano uccisi con un colpo solo, pena la decapitazione.
... che dire?

domenica 20 febbraio 2011

A PRESTO!

carissimi,
stasera parto per l'italia. vi ringrazio di cuore per avermi sempre seguito. il blog continuerà per un po' in italia, vi voglio mostrare ancora foto e parlarvi degli ultimi giorni.
intanto, hasta luego! e nassiarà (grazie in baribà) a tutti!

GIOIELLI

al ritorno dal togo, siamo passati per grand popo (so che il nome suona strano), per poi arrivare ad ouidah. grand popo è una cittadina con una magnifica spiaggia di palme, che dà sull'oceano. la sabbia, più rossa di quella cui sono abituata, ricorda un po' il deserto, e ciò che ci ha fatto sentire ancora più lì è stato l'arrivo di un tuareg, che è arrivato fino in benin dal niger per vendere i suoi gioielli. ci ha raccontato che sei mesi all'anno li dedica alla loro fabbricazione, poi va in giro nel sahel a venderli.
alcuni erano davvero bellissimi, aveva catenine d'argento, ambra ed onice. poi ce n'erano alcune con la croce tuareg, "la nostra carta d'identità", come ci ha spiegato lui orgoglioso. i braccialetti erano grandissimi, neri e grossi, poi ce n'era uno composto da sette fili, uno per ogni giorno della settimana. gli anellini invece erano più modesti e sobri.
mostrava anche delle lavorazioni in pietra di talco, cui aveva dato la forma della tartaruga, di un piccolo presepe, d'elefante.
ci siamo seduti con lui ed abbiamo iniziato a contrattare, cosa fastidiosissima e stancante, ma purtroppo necessaria. ci hanno anche offerto il caffè dei tuareg (credo che fosse fortissimo the verde, ad ogni conto una tazzina è bastata per tutti e quattro).
e, dopo una lunga chiacchierata, tutti contenti ci siamo salutati.
ciao ali!

sabato 19 febbraio 2011

a ouidah, nel sud del paese, si respira davvero un'atmosfera diversa.
vi spiegherò perchè... ma oggi, come vedete, sono andata nel tempio dei pitoni. in effetti, è un luogo estremamente turistico, nel senso che il tizio ci ha mostrato solo un albero di iroko di seicento anni e poi ci ha subito portato dai pitoni.
erano tantissimi! alcuni erano grandi, la guida ci ha detto cha ha vent'anni. altri erano piccolini, "da polso". ma se ne stavano lì tranquilli, come pezzi di legno. al tatto non sono viscidi, anzi secchi, e sono estremamente innocui. non mordono, ma hanno molta forza e possono rompere arti. il signore era contentissimo che io li prendessi sul collo e dappertutto, e voleva che anche paola le toccasse, ma a lei facevano troppo schifo.
a me è piaciuto troppo!

TOGO

anche se i due stati sono limfi, vi è un'ora di fuso orario. e, detto tra di noi, è una fortuna. mi spiego: tutto ciò che avremmo guadagnato col fuso, lo abbiamo perso alla dogana. prima, infatti, abbiamo dovuto complilare una scheda dove ci chiedevano di tutto, età, professione, residenza... poi ci hanno mandato in un'altra stanza nella quale un impiegato, cui di certo non verrà l'ulcera, ha scelto una pagina nuova del passaporto, ci ha messo un timbro, poi un altro, la marca da bollo che ha attaccato con estrema cura, infine un ultimo timbro. finito! ma no, assolutamente. dobbiamo pagare per la macchina, e dopo ci fermano ancora. basta!!!
finalmente, siamo in togo, ma la differenza non si vede di  certo nella vegetazione o nel paesaggio, che è identico a quello del benin del sud. però noto che la gente non ci saluta, non tutti urlano ''jovo'' al nostro passaggio, i bambini non ci salutano da lontano.
come al solito, ci troviamo su una strada che non sfigurerebbe in uno scenario di guerra.
ma infine arriviamo a destinazione, sotto una cappa di umidità incredibile, e davanti a noi mi sembra di vedere un castello. la chiesa dei padri comboniani è bellissima, con le finestre colorate, e dietro c'è l'antenna della radio della parrocchia. il posto è davvero bellissimo, ci sono galline e tacchine, gli alberi d'ananas e la vedova piangente.
scopriamo il togo!

mercoledì 16 febbraio 2011

LIBERTà

Oggi siamo tornati in prigione per vedere uscire otto persone cui abbiamo pagato la cauzione.
al nostro arrivo, loro erano già avvisati che sarebbero tornati in libertà, ed appena convocati si sono presentati. abbiamo chiesto la loro età, il più giovane aveva 23 anni, il più 'anziano' 37. alcuni erano in prigione dal 2007, altri appena da quattro mesi (ma vi assicuro che bastano ed avanzano).
abbiamo fatto una foto tutti insieme, e io ho chiesto "ma come, state uscendo, non siete contenti"? e allora hanno sorriso. finalmente! ci hanno ringraziato mille volte, stretto la mano e promesso che non avrebbero più commesso lo stesso errore. speriamo... anche perchè abbiamo loro spiegato che, in caso di recidiva, la prossima volta restano. loro hanno guirato e spergiurato che sono cambiati e che pregheranno per noi.
uno di loro s'è messo addirittura a piangere, dopo mi hanno detto che ha il diploma di parrucchiere.
i reati che avrebbero commesso non sono gravissimi, si va dal furto alla detenzione di stupefacenti.
ma ciò che è grave è che in quel carcere non c'è un programma di rieducazione, non hanno la possibilità di capire lo sbaglio e di prendere coscienza di ciò che hanno fatto.
ma se anche solo uno di loro cambia, sono contenta che tutti ed otto siano usciti.

martedì 15 febbraio 2011

COME CI DIVERTIAMO...

certo che ci conosciamo da poco, è vero, ma bassirou, fabrizio ed io formiamo una squadra formidabile. nelle occasioni serie, quelle importanti, sembriamo serissimi ed affidabili, tra di noi diventiamo dei bambini. come oggi a mezzogiorno, quando ci siamo seduti sotto un mango per pranzare. e bassirou ha portato dei fiori di nerè. io ho tolto il petalo, e ciò che rimane è una vera e propria arma, una specie di pomo durissimo. e ci siamo messi a fare la lotta (segno visibile, un livido sulla testa). e dopo io, stanchissima, mi sdraio sulla coperta, e sento degli animaletti... tanti, tantissimi. cerco di scacciarli con la mano, e mi accorgo che sono i miei due amici che con un ramo secco mi infastidiscono. dai ragazzi, sono stanca, lasciatemi in pace! e loro se la ridono alla grande, battendosi delle pacche sulle spalle come vecchi compagni di scuola.
al momento di partire, fabrizio sale sul lato guidatore, e io grido: "no no, se guida lui, io resto qui". e scendo dalla macchina. allora bassirou mi rincorre e mi dice "pardon, resta!" e fabrizio gli urla "macchè pardon, ci siamo liberati di lei, monta"! e bassirou si mette le mani nei capelli, mi placca e mi rimette in macchina.
certo niente supera quando ieri, al parco, fabrizio mi ha letteralmente lavata con una bottiglia d'acqua (ma la mia vendetta sarà atroce), e io sono rimasta fradicia per ore ed ore. e poi la sera, sempre al parco, ero così stanca che mi veniva da ridere per tutti, e ho detto a bassirou "quando sono stanca, parlo tanto", e lui mi ha risposto "allora stanotte vdei di dormire tanto, eh". e quando, finalmente, ho detto "vado a letto", ui è scoppiato a ridere e ha risposto "grazie a dio, vieni, ti accompagno in stanza", e ha preso la mia chiave.
LOL!

CLAUSURA

Stamattina presto, alle sette, siamo partiti per celebrare la Messa nel convento di clausura a Natitingou. ci ha accompagnati il vescovo, e ci ha accolto una suora vestita di azzurro, molto cordiale. poi siamo entrati nella cappella, dove tutte ed otto erano già riunite. sei di loro sono francesi, le due novizie invece sono beninesi. io sono entrata guardandomi intorno, mi sono seduta in un angolino e ho cercato di respirare il meno possibile, che sparire era impossibile. non si sentiva volare una mosca. erano tutte assorte nella preghiera, alcune avevano gli occhi chiusi.
poi abbiamo iniziato, e la maggior parte della funzione s'è svolta in latino (ma nel libro c'era la traduzione in francese). le suore hanno formato due gruppi, e sempre in latino hanno eseguito dei canti polifonici bellissimi.
a me, ovviamente, è caduto il libro della preghiera nel silenzio più assoluto (tanto per non farmi riconoscere), e per un attimo ho temuto il peggio.
appena la messa è finita, le suore ci hanno aspettato fuori, e abbiamo chiacchierato un po'. sono davvero gentili.
l'ambiente che ho trovato lo definirei sereno e pieno di pace, non si sentono rumori, le suore parlano piano, sorridono con discrezione ma senza mettere in imbarazzo.
che pace!

lunedì 14 febbraio 2011

ELEFANTI!

pistaaaaaaaaaaaaaaaa!!! eccoci che torniamo al park pendjari, dove già ero stata a gennaio. avevo visto i leoni, le antilopi, le gazzelle, le scimmie, migliaia di uccelli. mi mancavano solo gli elefanti. stavolta li vedi, mi ha assicurato bachirou. e arriviamo, ieri pomeriggio. come al solito, ci sono centinaia di antilopi che saltano a destra e a sinistra. e le antilopi cavallo, che hanno delle corna stupende (una delle poche volte in cui le corna sono belle). dopo abbiamo visto un branco di scimmie, una era seduta comodamente sul ciglio della strada e stava mangiando. poi ne è arrivata una col cucciolo sulla schiena, meravigliosa! e poi ancora faraone, dopo degli uccelletti blu con la coda lunghissima, avvoltoi, pellicani e gazzelle. ma niente elefanti. i miei compagni di viaggio cercavano il re della foresta, io i giganti. insomma, la sintesi è che fino a cena non abbiamo visto granchè: l'ultimo animale che si è fatto vedere è stato un bufalo. e allora andiamo a dormire, con appuntamento alle sette di stamattina per vedere gli animali che escono per andare a bere. partiamo, e subito notiamo qualche facocero. dopo ci fermiamo al lago, e lì un ippopotamo ci guardava facendo vedere solo gli occhi. poi, improvvisamente, tanti coccodrilli. nooooooooo, li voglio vedere. e bachirou mi accompagna menter vado verso la riva. alcuni erano piccoli, altri medi. e cinque sono entrati in acqua dolcemente, come tronchi trasportati dalla corrente. poi un ippopotamo ha sollevato tutta la schiena, mentre lì, di fronte a noi, uno è saltato in acqua! wooooooow!
poi continuiamo il nostro viaggio... lì lì lì! un elefante, ah no, sono tre, cinque, otto dieci! e hanno i cuccioli. e io guardo questi bestioni con le orecchio enormi e la proboscide lunghissima, mentre lentamente attraversano la strada e strappano i rami dagli alberi. sono davvero belli, e allora mi sporgo dalla finestra (non sono salita sul tetto perchè c'è troppa polvere), e li ho osservati bene. poi abbiamo incontrato un altro branco, che ci ha sentiti. dato che gli adulti devono difendere i piccoli, appena ci hanno sentito hanno iniziato a sventolare le orecchie, che non è un buon segnale. e per ultimi abbiamo visto un branco di mufloni, saranno stati un centinaio, che correva verso il lago. poi si sono fermati, tutti insieme. e quindi sono ripartiti.
che bello!

sabato 12 febbraio 2011

LE STRADE

forse uno dei pericoli maggiori, qui in benin, è la condizione delle strade: sono veramente malmesse.
il sud, da cotonou a bohicon, è probabilmente e stranamente il tratto peggiore, visto che collega la città più importante del benin. solamente bembèrèkè- n'dali riesce a concorrere a questo record negativo. anzi, l' addirittura i lavori, che sono in corso, hanno obbligato a costruire ciò che qui chiamano la "pista", ovvero una strada non asfaltata che costeggia quella principale. il regolamento prevede che ogni due chilometri si possa rientrare sulla strada asfaltata, invece molto più comodamente hanno previsto un tratto di pista lungo 81 chilometri.
il regolamento prevederebbe anche che, laddove ci sono lavori, ci sia l'incaricato a bagnare il terreno con l'acqua, altrimenti davvero c'è troppa polvere e diventa pericoloso in primo luogo per i lavoratori e gli abitanti, in secondo per gli autisti, la cui capacità visiva è davvero ridotta.
la notte potrebbe, da questo punto di vista, essere addirittura migliore, in quanto, una volta cessati i lavori, si potrebbe viaggiare con più sicurezza. ma ci sono i banditi, e poi ci sono quelli che vguidano senza fari, e poi ci sono le buche.
appunto le buche: un grave problema. non parlo di occasionali mancanze di asfalto, ma di vere e proprie voragini, che costringono a deviazioni improbabili ed a cambiare carreggiata. e allora è tutto un clacson ed un insulto, ed il più piccolo soccombe al più grande.
quante volte abbiamo visto macchine fracassate, incastrate tra gli alberi, andate fuori strada o semplicemente abbandonate sul ciglio. e poi camion che si sono ribaltati, spesso di traverso nelle due corsie. quando va bene, dopo alcuni mesi li tolgono. altre volte rimangono lì per anni.
spero che con l'avvicinarsi delle elezioni cambi qualcosa!

RESTA!

ieri siamo arrivati a bembèrèkè, dove avevo passato due settimane del mio soggiorno. siamo arrivati tardi, alle otto di sera, e per quanto mi riguarda, stanca morta. la prima che è venuta a salutarmi è stata suor michigo, che ha subito iniziato a sorridere e parlare franco- giapponese. poi le altre due suore e i bambini che erano lì intorno. la voce che ero tornata, però, si è sparsa subito, ed ecco arrivare lo stormo delle ragazze. alcune mi saltano addosso abbracciandomi, altre mi stringono la mano, altre ancora mi baciano. e tutte mi danno il benvenuto. alcune salutano in inglese, e subito una mette i puntini sulla i: "questa volta non ci scappi"! e mentre noi andiamo a depositare i bagagli in stanza e fare una doccia (eravamo francamente impresentabili), loro hanno preso sedie e panche. durante la cena ho sentito che si preparavano, che chiamavano a raccolta i bambini. anche le suore hanno iniziato a ridere: "per fare festa loro sono sempre pronte"! ed infatti, hanno letteralmente ingurgitato la loro cena per venire a danzare e cantare. fabrizio ha fatto uno spettacolo di magia, e io sono andata dietro con le ragazze a seguirlo. catherine mi ha preso la mano e l'ha tenuta ben stretta per tutta la durata (lei ha circa diciotto anni).
stamattina siamo ripartiti molto presto, e tutte sono venute a salutarmi, a ringraziarmi. e si guardavano soddisfatte dicendo: "ah, aveva detto che sarebbe tornata, e ha mantenuto la promessa"! per ultima ho visto tata josephine, con la quale ho lavorato all'asilo. allora sono scesa, l'ho abbracciata, e lei mi ha chiesto: "ma come, te ne vai già"? e io ho detto "sì, ma tornerò! e salutami tutti i bambini". e lei ha annuito con il suo sorriso dolcissimo e siamo partiti.

venerdì 11 febbraio 2011

VUDù

a kandi, nel nord del paese direzione nigeria, è ancora molto diffusa la pratica del vudù. si tratta di una religione tradizionale, alla quale partecipano solo gli iniziati. a bohicon vi è un convento di feticisti, dove le novizie (gli uomini sono meno) vengono tenuto per alcuni mesi. lì imparano un'altra lingua, che capisce solo chi è stato iniziato. una volta uscite, per sei mesi possono parlare solo ed esclusivamente il nuovo idioma. dato che nessuno o quasi lo capisce, è necessario usare gesticolamenti varii.
padre j. julièn, un simpatico francese di ottant'anni, da quarantacinque residente in benin, e che parla un ottimo baribà (ha tradotto la bibbia in questa lingua) accoglie le ragazze che sono state avvelenato dagli stregoni. già, perchè alle novizie viene somministrata una lozione (di solito si tratta di estratti di piante) che può dare luogo ad "effetti collaterali": allucinazioni, perdita di coscienza, convulsioni. fino ad arrivare al coma. è ciò che è successo ad una ragazza che abbiamo conosciuto. non si è ancora capito cosa le abbiano messo in corpo, ad ogni modo si tratta di qualcosa che periodicamente mette in pericolo la sua vita. e solamente gli stregoni conoscono l'antidoto al veleno somministrato.
la famiglia di appartenenza non si può opporre quando capo dei feticisti decide di far entrare una persona nella cerchia, che è rigorosamente chiusa. ancora più grave è la situazione delle ragazze e dei ragazzi che, all'interno della famiglia, sono gli unci ad essere musulmani o cristiani. in quel caso si ha quasi un rigetto del soggetto, che viene isolato dal resto della comunità.
spero che la ragazza possa continuare a sorridere e fare le treccine, cosa che era intenta a fare quando l'ho conosciuta. e che non debba avere paura per la sua vita!

giovedì 10 febbraio 2011

IN PRIGIONE

tre biglietti per l'inferno, andata e ritorno.
ma a noi è ancora andata bene, visto che è stata solo una visita. non mi posso immaginare per chi ci sta dentro. e sono tanti: uomini, donne e minori. il nostro lasciapassare è stato un volontario che lavora per "Prigionieri senza frontiere". a parte che, quando siamo entrati, tutti ci hanno fissato, immagino perchè non succede spesso che tre bianchi, di cui due donne, entrino lì.
sono decisamente troppi, in una stanza che poteva essere 10m x 6m dormono in 155. ciò vuol dire che si siedono a gambe larghe, uno dietro l'altro, e appoggiano la testa sulle ginocchia e la schiena su chi è seduto dietro. c'è un odore indescrivibile, soprattutto nei pressi dei bagni, ed un rivolo che scorre in mezzo al cortile esterno. la stanza dei malati può soltanto essere l'anticamera della morte, non penso si possa uscire vivi da là. quelli che sono particolarmente ricchi hanno la possibilità di comprarsi un posto solo per loro, dove stanno 'larghi' e che identificano con un tappeto. ho addirittura visto un materasso. il caldo è insopportabile, ed i ventilatori non funzionano granchè.
alcune donne stavano pettinando altre signore, i reparti sono separati. e per i minori ci sono i corsi di alfabetizzazione e l'insegnamento di come produrre il sapone per lavare i vestiti.
chi si comporta bene riceve, come premio, di poter lavorare nell'orto che hanno.
anche dentro il carcere vi è una gerarchia, quindi siamo stati 'scortati' da un veterano, che aveva cura che nessuno ci infastidisse o ci toccasse. mi hanno addirittura offerto un mango e una sconosciuta bevanda bianca, entrambi gentilmente rifiutati. si sono messi a ridere quando ho detto "no no grazie".
speriamo di riuscire a pagare la cauzione perchè qualcuno possa uscire, visto che la pena per aver rubato un maiale da mangiare con la famiglia è di due anni. con carcerazione preventiva...

A GESTI :)

Ormai sono partita anche da bohicon, e mi restano meno di due settimane. quest'ultimo periodo lo passerò con fabrizio e paola. oltre a bachirou, ovviamente. il quale ogni giorno mi dice che sono africana. anche biba, sua sorella, oggi mi guardava stupita mentre tagliuzzavo pomodori, patate e fagiolini, dopo averli conditi con il sugo al pomodoro della pasta. e ridendo mi ha detto "certo che sei venuta in africa per diventare africana"!
fabrizio sta svolgendo un pò di 'ordinaria amministrazione' qui, quindi è occupato tutto il giorno con preti, suore, rappresentanti, tutti beneficiari del gruppo. e mi dice sempre "tu vieni con me, così mi traduci", e poi inizia a parlare il francese, che detto tra di noi sembra più veneto, e poi fa degli ampi gesti con le mani. e continua a dire 'con' in francese (che però non ha lo stesso significato), dimenticandosi sempre che si dice 'avec'. ad un certo punto desiste, si gira verso di me, comincia a parlare l'italiano e dice "mi scusi eh, parlo in italiano, lei farà la traduzione".
oggi siamo andati in un centro diagnostico, e mi ha avvisata che sarebbe stata una cosa lunga e difficile, e mi ha detto di usare toni forti. allora siamo arrivati, ho spiegato, parlato, mi sono infuocata. alla fine mi ha confessato "mi è piaciuto un sacco come hai parlato, dovevi vedere le espressioni che facevi con il viso"! e gli ho risposto "lo so, ho una vocina, ma so essere tagliente", e fabrizio ancora ha aggiunto "no no, anche solo guardando il tuo viso, si capiva tutto, non serviva neanche aprissi bocca".
però, quando ce vò, ce vò!

mercoledì 9 febbraio 2011

LEBBRA, SIDA, BURULI

Ieri sono andata in un centro dove curano la lebbra, l'aids ed il buruli. in effetti, non è un ospedale, perchè non eseguonono operazioni, ma c'è l'ospitalizzazione e la cura prima e dopo l'intervento.
ci sono tanti bambini, ieri quando sono arrivata stavano guardando la partita di calcio. i parenti possono stare con i pazienti convalescenti, hanno costruito delle casette per accoglierli. le mamme cucinano per quelli che sono là da soli, ma quasi tutti hanno qualcuno.
siamo entrati in una stanza dove c'erano i bambini appena operati, un bimbo tremava ancora. allora gli ho detto che deve guarire pesto per giocare a calcio. e lui ha sorriso.
ma stanno tutti abbastanza bene, ridono, non è certo un luogo di malati terminali.
mi hanno detto che tutti quelli che entrano, riescono a guarire, per quanto riguarda lebbra e buruli. l'aids é tenuto sotto controllo, chi ce l'ha puo' andare là per prendere le medicine e qualcosa da mangiare, ma tutti i bambini vanno a scuola e vivono con la loro famiglia, assolutamente inseriti nella società.
abbiamo fatto tante foto, e io dicevo ''konu''! , che in lingua fon significa ''sorridi'', e loro ridevano come pazzi. per ultimo abbiamo visto un bimbo sulla sedia a rotelle, una sua amica lo portava in giro, e gli ho detto:'' hai la tua ferrari, eh''? e poi ho aggiunto (sempre in fon) ''dede, dede'', che significa ''vai pian''!
il prete che ci ha accompagnati mi ha proposto di restare con loro per giocare con i bambini, gli ho promesso che sarei tornata, e lui mi ha dato l'indirizzo di un'associazione che li sostiene, mandando volontari.
a bientot!

martedì 8 febbraio 2011

NON HO L'ETà

Non ho l'etàààààààààààààààààà, non ho l'etàààààààààààààààà!
questa potrebbe essere la frase- tipo delle persone che ho incontrato qui.
già a ouenou mi sono resa conto che difficilmente sarei stata in grado di dare un'età ai bambini. ma come, mathieu ha sette anni, pierre cinque, e sono grandi uguali? e poi, marie jeanne e isaac sono gemelli. gemelli?????, no, non ci credo! guarda, lui è il ragazzo più grande dell'orfanotrofio. e quanti anni ha leopold? diciotto. mizz, pensavo tredici.
la stessa cosa a bembèrèkè: ho chiesto ad una ragazza quanti anni avesse. mi ha detto diciannove. sinceramente, credevo fosse più vecchia di me. non so assolutamente indovinare l'età delle suore (a cominciare da quella giapponese).
a ouenou c'era un ragazzo che stava facendo i lavori di restauro. gli avrei dato FORSE vent'anni: ne aveva venticinque. e il suo collega, che ne dimostrava la metà, ne aveva trenta. sono senza parole!
domenica siamo andate a mangiare in un ristorante (ho mangiato carne di roditore, buonissima) con la suora e un ragazzo del gruppo. pensavo avesse un pochino meno della mia età. dopo, parlando, mi ha detto che insegna. quindi ho pensato che dovesse essere più vecchio. e la suora l'ha confermato: si' si', ha trent'anni!
posso dire in giro che sono minorenne?

AGOGOINTO

Ieri sono andata, con suor nadja, a visitare un villaggio sotterraneo. è stato moooooolto suggestivo! prima siamo rimaste all'aria aperta, e la guida ci ha fatto vedere le divinità del posto. qui viene ancora praticato il vudù, la religione tradizionale. e aloora ci hanno mostrato un albero, anzi due alberi intrecciati, un baobab ed un ficus, che rappresenta dan. dan é la divinità del sole, e per fare un giro intorno all'albero bisogna avere le scarpe chiuse. oppure, si devono togliere i sandali.
e poi abbiamo visto il santuario, dove pero' noi non siamo potuti entrare. infine, siamo arrivati all'abitazione sotterranea. davanti troneggia un grande cartello, dove vi è scritto che non si puo' scendere con vestiti rossi. scettica, ho lasciato il mio sacco rosso fuoco fuori. chi scende? la suora... poi io... ma dove sei?? non si vede niente... dammi la mano. ma chi sei? ah ecco la suora. poi una voce improvvisa... ah no, é solo la guida. che ci spiega che, nel XVIII secolo, non c'era la scala, quindi ci si calava con l'aiuto delle mani. poi ci ha raccontato che i guerrieri, che si nascondevano qui durante la guerra, hanno costruito tutto a mano nella roccia durissima. la prima stanza é rotonda, poi si sviluppa in forma conica. ci sono altre tre o quattro stanze comunicanti, e fatte in modo tale che, chiunque parli in una stanza, viene sentito da tutti gli altri; ma il suono non puo' uscire all'esterno. inoltre, la comunicazione serve a non far salire il livello dell'acqua durante la stagione delle piogge. poi ho visto un bellissimo scorpione... pensavo. mi hanno cautamente spiegato che era un ragno peloso, e quindi cautamente sono uscita.
tornata alla luce, ho chiesto alla guida perché non si possa entrare con vestiti rossi. perché era il colore dei nemici, quindi chiunque portasse quel colore, non era del posto.
occhio alle piante che ci sono intorno, hanno le spine!

sabato 5 febbraio 2011

DEDIZIONE

Suor nadia è la responsabile del centro selome. è piccola piccola, ha una vocina flebile. ma lavora sempre.
è un ospedale pediatrico, questo. e lei è l'unico medico, tutti gli altri sono infermieri; la sua giornata inizia alle otto (ufficialmente), ed è tutto un andirivieni. prana alle quattro di pomeriggio, a volte. altre volte salta direttamente il pasto. si alza la notte per venire a controllare i suoi pazienti. quando riesce, va a messa, ma spesso non ce la fa proprio. e, a malincuore, deve anche rinunciare al coro, attività che la rilassa tantissimo. non mangia quasi mai a casa, con le altre suore: rimane alla mensa dell'ospedale.
ed é per questo che è stata molto malata, e ha deciso di chiudere per un mese. il suo é uno sforzo incredibile, e tanto più apprezzato perchè si concentra, appunto, sui bambini. e perchè le tariffe sono davvero modeste; in più, anche le mamme possono dormire qui.
suor nadia è gentilissima, sempre sorridente, sempre disponibile. e sempre stanca. mi ha detto che sarebbe bellissimo se qualche medico venisse qui, per aiutarla un pochino. ''anche solo due settimane... cosi' io posso ancora imparare tanto'', mi dice lei in un italiano perfetto (ha studiato in italia) con forte accento romano.
''é troppo poco un medico qui, a volte mi viene voglia di dormire e basta. ma la mia é una vera passione: vedere i bambini malati fa pietà. e anche se fai loro male, perché devi fare una puntura, loro sanno che lo stai facendo per il loro bene. e, dopo, ti ringraziano!''

venerdì 4 febbraio 2011

IL GUARDIANO

L'altro giorno, già nella nuova stanza di bembèrèkè, stavo mettendo a posto la valigia; infatti, dopo tre mesi i miei bagagli sembravano moltiplicati. è giunto il momento di fare un po' di ordine, ho pensato. e allora mi sono messa a buttare carte e cartacce, scatole vuote e scartoffie inutili. ad un certo punto, noto qualcosa vicino al bidone della spazzatura; cos'era? indovinato! il signor ragno.
sono fregata, ho pensato. non c'è leopold, che li ammazza con le mani. non ci sono bambini. chiamare le suore mi sembrava un pochino esagerato. allora dormo in soggiorno, mi sono detta. poi invece sono uscita dalla stanza per tentare la fortuna (in camicia da notte), e ho trovato il guardiano; è fatta! ; ho gioito.
buonasera... scusate il disturbo... siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii'? stupitissimi loro, che non sapevano neanche della mia presenza. è che ho un ragno in stanza, e ho paura. se hai un problema, vai dalla suora; non hai luce in stanza? OHHHHHHHNOOOOOOOOO NON PARLA IL FRANCESE! quindi gli ho mimato un ragno sul muro, e gli ho detto paura; allora ha capito, ha ridacchiato e mi ha seguita in stanza, assicurandomi che non fanno nulla. é entrato, e gliel'ho indicato. no, non vedo niente. ma come, é là! no non vedo; allora mi avvicino, prendo la torcia e... ORRORE! il guardiano ha un ragno sulla spalla. eh ma questa é sfiga...
insomma, ha ammazzato il mio coinquilino. quando è uscito, ho controllato: il suo era sparito; me l'aveva lasciato in eredità.
tanta fatica per niente!

giovedì 3 febbraio 2011

PUZZLE- TIME

sono ora nell'ospedale di suor nadia. anche se non so niente di medicina, ho deciso di venire qui per giocare un pochino con i bimbi. si tratta, infatti, di un ospedale pediatrico.
in questo momento non c'é molta affluenza, perché la suora é molto stanca e deve riposare. quindi stanno chiudendo e mandando a casa piano piano tutti.
quando sono arrivata, mi sono seduta con i bambini e ho cominciato a distribuire bamboline e macchine, poi ho dato ad ognuno un cappellino; alcuni erano un po' intimiditi, sono molto piccoli!
ma già oggi quando sono arrivata con i puzzle qualcuno mi stava aspettando. e abbiamo fatto aladino. vabbé... ha rischiato di avere il braccio del genio al posto della gamba, ma é normale no? ad un certo punto, il più vispo si é stufato del gioco inutile, ha messo tutti i pezzi nella scatola e ha cominciato a buttarli per terra; uno ad uno. e poi ezechiel, guardandomi col fqccino assolutamente colpevole, ha fatto la pipi' sulla coperta. e s'é messo a ridere. clarissa, che ha dieci anni, é riuscita a comporre le parole francesi col domino. poi mi ha chiesto come si dice nuvola. eh, non lo so... ma era contenta lo stesso. e quando é andata acasa, zoppicava già un po' meno!

TROTTOLA

Dunque, ricapitolando: sabato ho passato la mia ultima notte a bembèrèkè. sveglia presto; per partire alle sei e mezzo con il fofo delle suore ed essere a ouenou per la messa. abbiamo percorso la distanza in un'ora; normalmente sarebbe un'ora e mezzo, e scusate se é poco. ha preso tutte le buche che c'erano sulla strada, insultando i motorini che non si spostavano.
domenica notte ho dormito a ouenou, per la gran gioia dei bimbi. e, non essendo più abituata al freddo, ho fatto una bella indigestione (ma non era malaria, come invece le suore avevano sospettato).
lunedi sera, allarmate per le mie condizioni di salute, le suore hanno chiamato il vescovo; che é arrivato a nuoto, praticamente. era agitatissimo.e mi ha portata a n'dali, per la notte.
martedi, quindi, sono partita per parakou. mi ha accompagnata l'autista del vescovo con suor obi. mi hanno consegnata nelle mani di bachirou, che mi ha accolta a casa: notte a parakou.
e, finalmente, mercoledi, partiamo tutti insieme per bohicon. nuova città, nuove suore, nuova stanza.
non male eh?!