sabato 19 febbraio 2011

TOGO

anche se i due stati sono limfi, vi è un'ora di fuso orario. e, detto tra di noi, è una fortuna. mi spiego: tutto ciò che avremmo guadagnato col fuso, lo abbiamo perso alla dogana. prima, infatti, abbiamo dovuto complilare una scheda dove ci chiedevano di tutto, età, professione, residenza... poi ci hanno mandato in un'altra stanza nella quale un impiegato, cui di certo non verrà l'ulcera, ha scelto una pagina nuova del passaporto, ci ha messo un timbro, poi un altro, la marca da bollo che ha attaccato con estrema cura, infine un ultimo timbro. finito! ma no, assolutamente. dobbiamo pagare per la macchina, e dopo ci fermano ancora. basta!!!
finalmente, siamo in togo, ma la differenza non si vede di  certo nella vegetazione o nel paesaggio, che è identico a quello del benin del sud. però noto che la gente non ci saluta, non tutti urlano ''jovo'' al nostro passaggio, i bambini non ci salutano da lontano.
come al solito, ci troviamo su una strada che non sfigurerebbe in uno scenario di guerra.
ma infine arriviamo a destinazione, sotto una cappa di umidità incredibile, e davanti a noi mi sembra di vedere un castello. la chiesa dei padri comboniani è bellissima, con le finestre colorate, e dietro c'è l'antenna della radio della parrocchia. il posto è davvero bellissimo, ci sono galline e tacchine, gli alberi d'ananas e la vedova piangente.
scopriamo il togo!

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